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Dal 5 dicembre 2023 al 7 gennaio 2024

ADI Design Museum ospita l’installazione “Drive Different” di Giosuè Boetto Cohen. Si tratta di una finestra espositiva e di collaborazione sulla mostra “Drive different – Dall’Austerity al futuro della mobilità” che il Museo Nazionale dell’Automobile ha inaugurato a Torino il 23 novembre 2023 e che rimarrà aperta fino al 7 aprile 2024

A Milano viene proposta una riflessione sul senso della mobilità urbana individuale: due iconiche micro-car del passato dialogano con le loro discendenti elettriche, appena presentate.

Girare per la città su un veicolo piccolissimo con il minimo consumo, occupando poco spazio, e fin sulla porta di casa è una scelta vecchia come l’automobile. Già al tempo dei pionieri esistevano veicoli in miniatura e persino la prima auto a benzina della storia, la Patent-Motorwagen, era lunga due metri e settanta.

Oggi guardiamo alle micro-car  con occhi diversi, come a una delle possibili risposte al problema della mobilità urbana. Un oggetto quasi su misura, per molti ma non per tutti, che organizzato e condiviso, può però trasformarsi in servizio pubblico. Almeno dove valide alternative non esistono.

La bellissima Isetta, un po’ snobbata dagli italiani, un po’ sabotata dalla Fiat, fu accolta dai tedeschi con animo grato e contribuì a salvare i destini della BMW. Oggi occupa una grande sala nel museo della Casa, a Monaco.

La Topolino del 1936, arrivò troppo presto per le tasche della gente e troppo tardi per scampare alla guerra. Ma aldilà delle Alpi, dove il mercato era dieci volte maggiore, il marchio Simca ne fece subito la prima utilitaria di Francia.

Cosa lega, allora, l’idea di Dante Giacosa alla Topolino Elettrica nel 2023?  E cosa avvicina la Isetta di settant’anni fa alla neonata Microlino, che ne riprende così bene le linee? Ce lo chiediamo guardandole insieme qui, su un impianto scenografico immaginato da Giorgetto Giugiaro.

Il mondo è cambiato. Le malinconie quasi estinte. La grande storia no, ma nella cultura dominante il suo peso è ridotto. Rimane forte, invece, il desiderio di muoversi in libertà, individuale più che collettiva: quel piacere che ha fatto di tutte le automobili il prodotto magico del ‘900. Libertà a tutti i costi, ambientali e di portafoglio, attraverso le generazioni, con qualche eccezione per i cittadini giovanissimi, che guardano alle quattro ruote con un certo disincanto. Muoversi “in libertà” anche nell’ambiente più complesso, illogico, talvolta incompatibile, che è lo spazio urbano. Almeno per come è mutato nel volger del Secolo breve, e lo stiamo osservando nel nostro tempo.”