MAUTO Menu

MautoStories

Léon Bollée, figlio di Amédée Bollée, pioniere del motorismo francese con le sue vetture e carrozze a vapore costruite nella seconda metà dell’Ottocento, iniziò la sua attività imprenditoriale nel 1895 con il brevetto di una vetturetta a tre ruote con due posti in tandem e motore monocilindrico orizzontale, raffreddato ad aria, di 3hp. Questo triciclo, denominato “Voiturette” di cui Bollée ne aveva l’esclusiva, ebbe un grande successo non solo in Francia, dove esordì il 14 settembre 1896 alla corsa Parigi-Marsiglia ma anche in Gran Bretagna dove l’inventore si recò personalmente per alcune dimostrazioni pubblicitarie. Venne ampiamente descritto sulla rivista Autocar del 1896 dove compaiono anche alcune fotografie del prototipo. Tramite l’amico H.O. Ducan, importante figura dell’ambiente automobilistico anglo-francese, Léon entrò in contatto con il British Motor Syndicate – un potente trust che tentava di assicurarsi il controllo dell’intero settore automobilistico britannico – a cui vendette per 500.000 franchi la licenza della “Voiturette”.

In Francia la costruzione del veicolo fu affidata prima alla Società Hurtu, Diligeont et Cie e poi i diritti vennero ceduti alla Société des Voiturettes Système Léon Bollée con sede a Parigi.  

Ma torniamo alla meccanica del triciclo, il cambio era a tre velocità senza retromarcia, il moto era trasmesso alla ruota motrice posteriore mediante cinghia di cuoio.  Caratteristico è il sistema che Bollée applica per il cambio di velocità: l’assale della ruota motrice è sostenuto da leve imperniate sul telaio del veicolo e comandate dal posto di guida, consentendo il movimento dell’assale lungo un arco in modo da tendere o allentare la tensione della cinghia di cuoio per il cambio di marcia. Il motore era montato sul lato sinistro posteriore, orizzontalmente, ed il cilindro era alettato per ottimizzare il raffreddamento; l’accensione era a “tubo caldo” utilizzando un bruciatore a nafta, un sistema simile a quello utilizzato sulle vetture della Panhard-Levassor. Questo sistema di accensione, denominato anche a “Bruleur” venne largamente impiegato sui primi veicoli: prevedeva, nella testata del cilindro, un foro filettato nel quale al posto della candela era avvitato un tubetto di platino o di materiale metallico platinato, che restava per metà fuori dal motore; per mezzo di una lampada da saldatore si manteneva costantemente arroventata la parte esterna in modo che all’interno il tubo fosse sufficientemente caldo da provocare l’accensione della miscela alla fine della corsa di compressione. Da notare che nei primi motori per veicoli, il rapporto di compressione non superava il valore di 3:1 o, al massimo, 4:1. L’accensione della miscela era quindi possibile solo in prossimità del tubo caldo. Il funzionamento e soprattutto la messa in moto di questi veicoli con motore ad accensione a “bruleur” era macchinoso e a volte raggiungeva il sommo della comicità in caso di maltempo o anche di vento. In questi casi si doveva innanzitutto accendere e portare a regime ottimale la lampada, poi con essa scaldare il tubo; quando il tubo sembrava sufficientemente caldo si doveva mettere in moto il motore, a mano naturalmente, mediante una manovella posizionata sull’albero motore, dal lato del volano, regolando al tempo stesso i comandi della carburazione e girando energicamente la manovella. Il processo richiedeva il suo tempo ma in genere il motore partiva; una volta in moto poteva fermarsi perché l’aria faceva spegnere la lampada, oppure peggio ancora, un sobbalzo poteva far incendiare tutto a causa del rovesciamento della lampada o della benzina del serbatoio. Con tutto questo, il sistema di accensione a fiamma venne utilizzato ampiamente perché indubbiamente più sicuro dei sistemi elettrici rudimentali di fine Ottocento e genericamente più semplice da comprendere.

Condividi questo articolo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi