Storia, tecnica e stile MONACO NARDI Chichibio

PAESE
ANNO
TIPO
PIANO
Italia
percorso
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Vetturetta da corsa progettata e costruita a Torino nel 1932 da Augusto Monaco, progettista e costruttore di motori di larga esperienza, forse con la collaborazione di Enrico Nardi, che successivamente la donò al Museo, di Massimo Lancia, nipote di Vincenzo, e di Giulio Aymini, che la guidò con successo in alcune gare.

 

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In ogni caso la legittima paternità del progetto è di Monaco, che volle con questa vettura dimostrare la validità di due postulati: il raffreddamento ad aria del motore e la trazione anteriore (entrambi ampiamente adottati dall’industria automobilistica mondiale molti decenni dopo). Per il nome le diede quello del suo vivacissimo bassotto, forse per una… somiglianza di forme.

Il progetto si incentra dunque sulla trasmissione anteriore ed è per questo che il progettista preferì per il motore utilizzare ciò che era già disponibile sul mercato, e scelse un bicilindrico J.A.P. di 80 x 99 mm, cilindrata complessiva 998 cc, due valvole in testa per ciascun cilindro. Grazie ad un elevato rapporto di compressione, 10,6, la potenza sviluppata è di 65 CV a 5400 giri/minuto. Il motore era lubrificato da tre pompe, delle quali la prima inviava olio all’albero motore, un’altra al cilindro di destra e la terza agli organi di distribuzione e alle guide delle valvole.

 

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Particolarmente studiato il cambio di velocità, a cinque marce oltre alla retromarcia, con tutti gli ingranaggi sempre in presa e dotato di un proprio sistema di lubrificazione. Altrettanto studiati i freni, uno dei primissimi esempi di freni montati sul differenziale. Quelli delle ruote anteriori erano infatti portati dai semi-alberi uscenti dal differenziale, alleggerendo in tal modo le ruote anteriori, a sospensioni indipendenti. Le ruote posteriori portavano invece ciascuna il proprio freno e sono montate sull’asse posteriore. Il telaio è semplice e leggero, formato da due longheroni perfettamente diritti. La carrozzeria è a profilo aerodinamico, tutta costruita in lamiera di alluminio. Essa fascia anche la parte inferiore della vettura, contribuendo efficacemente alla sua penetrazione, e ha all»incirca la stessa larghezza del telaio, ossia 46 cm (il telaio: 45). La vettura appare, ed è, assai bassa: il filo superiore del cofano è a soli 83 cm da terra.

 

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Il blocco motore-cambio-trasmissione pesa 140 kg; l’assale posteriore, con i freni e senza le ruote, pesa solo 12 kg. Il peso della macchina a vuoto e senza pilota risulta di appena 300 kg. In ordine di marcia  e con il pilota a bordo, il peso totale è di 435 kg, così ripartiti: il 58% sull’asse anteriore, il 42% sull’asse posteriore. Con il suo basso peso unitario la vetturetta Monaco era una delle più leggere del suo tempo, e si rivelò capace di prestazioni notevoli. Provata sul circuito di Monza, raggiunse sul chilometro lanciato i 180 km/h di media, sorprendente per una macchina di cilindrata di un litro. Con Aymini partecipò ad alcune corse in salita sia in Italia sia all’estero – Stelvio, Pontedecimo-Giovi, e al Gaisberg in Austria – raggiungendo buone posizioni nella sua categoria.

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