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LA RIVOLUZIONE FRANCESE

 

E’ atterrata un’astronave, o è scesa una dea dall’Olimpo? Certo è che è qualcosa di mai visto prima sulla terra. Morbida, avvolgente, silenziosa, appiattita: è qualcosa che viene da un altro mondo. Fu avvistata per la prima volta il 6 ottobre 1955: chi ebbe la ventura, quel giorno, di esserci, al Grand Palais di Parigi dove si teneva il Salon dell’Automobile, non vide una vettura bensì  una Déesse, come fu immediatamente battezzata (“divinità” in francese, dal nome del progetto Citroën D.S., ossia Derivazione Speciale). Il grande filosofo francese Roland Barthes la definì “il nuovo Nautilus”, e aggiunse: “La nuova Citroën cade evidentemente dal cielo nella misura in cui si presenta innanzitutto come un oggetto superlativo”. Dovettero pensarlo in molti, quel giorno al Grand Palais. 749 prenotazioni nei primi 45 minuti di apertura del Salone, 12.000 a fine giornata. 80.000 alla chiusura del Salone, nonostante il prezzo di 940.000 franchi e la previsione di attesa, quasi un anno e mezzo.

Non vi fu penuria di aggettivi, per parlare della nuova Citroën. Rivoluzionaria, straordinaria, stupefacente, innovativa. Sono aggettivi che oggi, a distanza di cinquantacinque anni, non ci sembrano esagerati. Anzi. Se dovessimo dividere le automobili del Novecento in periodo omogenei, diremmo che è esistito un prima e un dopo Citroën DS. Le auto dagli anni trenta ai primi cinquanta rimasero simili tra loro per molti aspetti, poi, nell’autunno del 1955, con la presentazione della DS19, iniziò una nuova fase. Quella dell’automobile contemporanea.

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