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Torino è la città del’automobile, lo sanno tutti. E’ la città della Fiat della Juventus, della Mole e del gianduiotto. Indicative sono le date: la Fiat si costituisce nel 1899, la Juventus è fondata nel 1897, la Mole è inaugurata nel 1899, il primo gianduiotto è incartato nel 1865. Dunque nel giro di trent’anni, a ridosso della perdita del ruolo di Capitale d’Italia, nasce ciò che renderà Torino famosa nel mondo per tutto il Novecento ed oltre. Non è un caso, come non è un caso che sia Torino, di tutte le città italiane, ad afferrare con più impeto le opportunità offerte dalla neonata industria automobilistica. «Boite», ossia piccole officine, fabbriche e fabbrichette, scantinati e garage, nascono per ogni dove: imprese finalizzate a costruire qualcosa che si muova, che sia una bicicletta, un triciclo a motore, una carrozzella, un’automobile. Oltre 70 le aziende automobilistiche nate a Torino nel Novecento, oltre 80 i carrozzieri: un primato non solo italiano. Dicevamo che nulla, storicamente, avviene per caso. Non è infatti il concatenarsi di combinazioni fortuite o l’incaponirsi di qualche testardo imprenditore a spiegare lo sviluppo che l’industria automobilistica ebbe a Torino, più che altrove. Concorse a questa concentrazione industriale fattori geografici, sociali, la presenza di una manodopera che si era specializzata nel regio Arsenale Militare e una lungimirante politica locale di ammodernamento ed investimenti in opere pubbliche.

 

A fare la parte del leone nella prima fase dell’industria automobilistica torinese, sono i quattro fratelli Ceirano. Costruttori nel 1898 della vetturella Welleyes, fondano molte fabbriche, ben undici, tra cui la Scat, la Itala, la Rapid, la Ceirano, la Spa, la Junior. Proprio la Welleyes costituisce il primo modello FIAT, quando questa società, all’indomani della sua fondazione, rileva disegni, attrezzature e personale della prima fabbrica Ceirano.La Fabbrica Italiana Automobili Torino è stata fondata l’11 luglio 1899. All’inizio la sigla veniva scritta per esteso ma subito dopo venne adottato l’attuale acronimo FIAT. Nata fin da subito come grande impresa industriale, è capitanata da un gruppo di aristocratici ed imprenditori torinesi tra i quali spicca, per piglio e ampiezza di vedute, Giovanni Agnelli.

Dalla fine dell’Ottocento, a Torino, si assiste,  in parallelo alla fondazione della Fiat,  a una fioritura di piccole imprese che si cimentano nel costruire automobili. Molte di queste, sorte su un principio artigianale, si reggono grazie alla genialità e all’inventiva del fondatore, al contempo progettista, costruttore, pubblicitario e amministratore. Uno di questi è Michele Lanza, a cui si deve la prima automobile italiana a quattro ruote, costruita nel 1895. Nella vita di tutti i giorni è un industriale di saponi e cere: la sua azienda è proprio quella che finì a far parte della famosa Mira Lanza, di cui tanti ricorderanno ancora la famosa raccolta punti… Altre aziende sono invece realtà industriali già consolidate in altri campi, che decidono di orientarsi anche sulla produzione automobilistica. È il caso della Diatto, in corso Moncalieri, all’origine fabbricanti di carrozze, poi costruttori di vetture tranviarie e ferroviarie e infine di splendide automobili.

Vincenzo Lancia, invece, fondatore nel 1906 dell’omonima marca, aveva iniziato come pilota da corsa Fiat. I suoi prodotti acquistano rapidamente fama di robustezza, durata ed eleganza eccezionali, e si conquistano un ampio mercato. Un altro grande marchio fu la Itala, fondata nel 1904 da uno dei fratelli Ceirano. Nel 1907 si coprì di gloria vincendo il primo raid automobilistico della storia, da Pechino a Parigi. Quest’ultima, come la maggior parte delle industrie automobilistiche di quegli anni, chiuse definitivamente negli anni trenta. Così è anche per molti altri marchi automobilistici nati subito prima o subito dopo la prima guerra mondiale: la Stae, l’Ansaldo, la Temperino, la Chiribiri, la Fod.

Nel frattempo la FIAT cresce esponenzialmente. Se la prima produzione di autovetture, datata 1900, avviene nello stabilimento in Corso Dante con l’utilizzo di soli 50 operai, al Lingotto, entrato in funzione 23 anni dopo, lavoravano già più di 10.000 operai. Il Lingotto fu storicamente molto importante, poiché vi si adottò il primo sistema di catena di montaggio a ciclo verticale (con la fase finale del collaudo sulla pista del tetto), su modello fordiano. Siamo agli albori dell’automazione, come intuisce con grande ironia Charlie Chaplin in una delle sequenze più famose della storia del cinema.

Rimase nella storia del Lingotto anche una visita del grande architetto svizzero Le Corbusier, nel 1934, che rimase incantato da alcuni dettagli architettonici dello stabilimento, quali le rampe elicoidali e l’avveniristica pista di collaudo sul tetto.

Appena prima dello scoppio della guerra viene inaugurato anche il nuovo stabilimento di Mirafiori dove inizia la turnazione del lavoro sull’arco delle 24 ore. Mirafiori divenne subito il più grande stabilimento industriale d’Italia e fu qui che si sperimentò per la prima volta l’automazione applicata alla linea di montaggio.

La seconda guerra mondiale porta ad una drastica riduzione della produzione di autovetture. Gli impianti subiscono gravissimi danni a causa dei bombardamenti e vengono pressoché fermati. Solo nel 1948 e grazie agli aiuti americani stanziati dal Piano Marshall, terminano i lavori di ricostruzione degli stabilimenti e riprende in pieno la produzione di autovetture.

Ricomincia dunque a Torino una fioritura di nuove industrie automobilistiche, tra le quali è necessario ricordare la Abarth, nata nel 1949 e rilevata dalla FIAT nel 1971, la Cisitalia, che realizza nel 1947 la famosa 202, carrozzata Pininfarina, e la Moretti, che nel 1961 fa un accordo con la Fiat per la costruzione di automobili speciali.

Superati i disagi del dopoguerra, iniziano anni di grande crescita. È infatti del 1957, una macchina dal glorioso futuro, la Nuova 500. Si tratta di un’automobile superutilitaria, che, visto il grande successo di vendite, rimane in produzione fino al 1975. Proprio all’inizio degli anni Settanta nasce lo stabilimento di Rivalta, l’ultimo aperto nel Torinese, dove vengono costruiti gli ultimi modelli della Nuova 500. Rivalta è la prima fabbrica in cui in Italia si è applicata la robotica nella produzione.

Dagli anni Settanta in poi la Fiat si attesta sempre di più come unico colosso nell’industria italiana dell’auto. Le poche case che avevano superato la crisi del dopo guerra sono man mano acquisite dalla FIAT, per esempio l’Autobianchi nel 1968, la Lancia nel 1969 (stesso anno in cui la Fiat acquisisce il 50% del pacchetto azionario della Ferrari), l’Abarth nel 1971, l’Alfa Romeo nel 1986, la Maserati nel 1997. Nell’ultimo decennio la fabbrica ha compiuto passi da gigante nel campo della tecnologia, conquistandosi il soprannome di «Fabbrica Italiana Alta Tecnologia» in riferimento all’acronimo FIAT e nel campo delle emissioni di CO2: nel 2008 risultava avere la gamma di autovetture con le più basse emissioni di anidride carbonica. Ormai da decenni una delle dieci fabbriche più importanti al mondo, nella produzione di automobili, veicoli commerciali leggeri e camion, la sua recente fusione con il colosso americano Chrysler (FCA – Fiat-Chrysler Automobiles) ha impresso una nuova, cruciale svolta nella sua storia pluricentenaria.

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