Storia della Buick

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Uno dei più antichi marchi della storia, creato da uno scozzese arrivato a Detroit a due anni, David Dunbar Buick. A più di centodieci anni dalla fondazione, ha costruito 43 milioni di autovetture, ed è il marchio premium della gamma General Motors. Alla Buick il merito di aver presentato alcune delle più belle concept cars degli anni Cinquanta, come la Y-Job e la Centurion; e modelli di notevole e duraturo successo, come la Riviera, l’Elettra, la Century. Capace di grande innovazioni sia sul piano del design che su quello tecnologico, oggi affronta la concorrenza di marchi orientali ed europei con modelli come l’Enclave, il nuovo crossover di lusso.

 

Poche aziende ebbero una partenza tanto fulminea quanto disastrosa, come la pluricentenaria Buick. Fondata il 19 maggio 1903 a Detroit da David Dunbar Buick, andò subito così male che già nello stesso ano è ceduta alla Flint Wagon Worth, e si trasferisce perciò a Flint, 100 km a nord di Detroit. Nel 1904 compare il primo modello Buick, la Model B, di cui vengono realizzati 37 esemplari tra i 15 e i 21 HP.

 

E non appena della sua conduzione comincia ad occuparsi William C. Durant, proprietario della Flint e considerato fino a quel momento “il re delle carrozze”, la musica cambia radicalmente. Nel 1908 la Buick ha sorpassato per volume di vendite sia la Cadillac sia la Ford, con 8.820 automobili prodotte. Forse per questo grande successo iniziale, Durant decide la creazione di un gruppo che inglobi i marchi più forti del mercato. Nasce quindi la General Motors, costituita innanzitutto dalla Buick, seguita dalla Oldsmobile, Cadillac e Oakland (poi diventata Pontiac). La politica di Durant, con la creazione del colosso GM, è chiara: ad ogni marchio una fetta di mercato, in modo che nessuno si sovrapponga o faccia concorrenza interna. Alla Buick è assegnato il settore di lusso, appena un gradino al di sotto della Cadillac.

 

Segue un periodo di grandi affermazioni, sia sui campi di gara (500 vittorie in due anni) sia sul mercato: nel 1923, a venti anni dalla fondazione, esce dalle linee il milionesimo modello Buick. Anche la qualità si fa assoluta: per esempio già dal 1924 su tutta la produzione vengono applicati i freni sulle quattro ruote, e alla fine degli anni Venti la Buick è diventata “l’auto dei re”, la marca preferita da reali, sultani e diplomatici. La crisi del 1929 colpisce anche quest’azienda, naturalmente, ma pur in presenza di una forte contrazione delle vendite, la Buick reagisce con una tale numero di migliorie sia estetiche sia tecnologiche che inizia un periodo davvero fulgido della sua storia, dagli anni Trenta all’inizio della seconda guerra mondiale.

 

Nel 1936 la Buick Century (così chiamata per la capacità del suo motore di spingerla oltre le cento miglia orarie), viene venduta in quasi trentamila esemplari. È una sportiva destinata all’uomo di affari, e monta un magnifico otto cilindri in linea. Dello stesso anno la Roadmaster, la padrona della strada. Anche dal punto di vista del design sono molte le novità che faranno scuola. Nel 1938 viene presentata la prima “concept car” del mondo, la Y-Job, una snella decappottabile nera dalla splendida linea. Nasce in quegli anni (1940) una griglia del radiatore orizzontale, larga quanto la carrozzeria, disegnata a listelli cromati verticali. Denominata “dollar grin”, conferisce alle Buick l’aspetto di un viso umano. Sempre nel 1940 debutta la “sweepspear”, striscia cromata curva che attraversa tutta la fiancata, scende dopo il parafango anteriore e spesso risale attorno al parafango posteriore. E infine, terza peculiarità estetica che permette di riconoscere, insieme alle due descritte, una Buick tra mille altre di marche differenti, le “portholes”, (1949): tre o quattro piccole prese d’aria (tre sui modelli di gamma più bassa, 4 su quelli di gamma più alta) che non hanno una vera funzione di raffreddamento ma accentuano l’aria sportiva dei modelli. Sul piano tecnologico, le migliorie consistono nell’adozione delle sospensioni indipendenti, dei pistoni in alluminio, dei freni idraulici, fino ad arrivare alla raffinatezza delle frecce posteriori lampeggianti, introdotte nel 1939. Il picco di vendite è raggiunto nel 1941, con 377.000 automobili vendute. Non solo in America: in Cina, un’auto circolante su cinque è Buick.

 

La seconda guerra mondiale impone però anche alla Buick una conversione della produzione. Vengono sfornati 2500 M18 Hellcats, carri armati, e una notevole quantità di motori aeronautici. La produzione civile riprende alla fine del conflitto, e riparte la corsa incessante all’innovazione. Nel 1948 è presentata la trasmissione con convertitore di coppia Dynaflow, primo cambio automatico applicato su un’auto americana; nel 1949 sulla Roadmaster convertible compaiono per la prima volta le Portholes, che da quel momento in poi caratterizzeranno tutta la produzione. nel 1952 è la volta del servosterzo, nel 1955 delle porte senza montante centrale.

 

Sul piano dei modelli, la Skylark (presentata nel 1953, arriva fino al 1998), LeSabre, Electra e Invicta, nate nel 1959 per celebrare il nuovo stemma “threeshield”, e infine, nel 1963, la Riviera, l’auto più bella ed elegante di sempre, capolavoro del designer Bill Mitchell, prodotta ancora nel 2013, a cinquant’anni dalla presentazione. Quaranta invece ne ha compiuti la Regal, entrata in produzione nel 1973, che nella versione GNX poteva accelerare da 0 a 100 km/h in 4,6 secondi. Oggi, nella versione GS, è la Buick più veloce di sempre: oltre 260 km/h.

 

Il 2013, a centodieci anni dalla fondazione, la Buick ha toccato una produzione complessiva pari a 43 milioni di autoveicoli venduti. E’ riuscita a reggere alla concorrenza dei marchi giapponesi ed europei esordendo in un settore nuovo, quello dei crossover di lusso, come l’Enclave.

 

Ed è talmente entrata nella storia del costume americana da comparire in celebri film e romanzi: come la Buick Roadmaster del 1954, protagonista del romanzo horror di Stephen King “From a Buick 8”, uscito nel 2002; o la Roadmaster model year 1949 guidata da Tom Cruise e Dustin Hoffman nel celeberrimo Rain Man (1988). .

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