Storia, tecnica e stile FIAT 500 Topolino

PAESE
ANNO
TIPO
PIANO
percorso
1

La Fiat “500”, popolarmente conosciuta come Topolino, è stata la più piccola vettura del mondo prodotta in grande serie. Nata nel 1936 su progetto di un giovane, geniale tecnico, l’ingegnere Dante Giocosa, la “500” è caratterizzata da una grande semplicità costruttiva: piccolo motore a 4 cilindri montato di sbalzo davanti all’asse delle ruote, ruote anteriori indipendenti e carrozzeria a due posti, di stile inconfondibile. Il consumo era di soli 6 litri ogni 100 km. Alla sua uscita costava 8900 lire e contribuì in misura determinante alla diffusione dell’automobile in Italia. Venne prodotta in tre serie, fino al 1955, in quasi 520.000 esemplari, compresa una versione “giardiniera”.

 

Dono di Fiat S.p.A., Torino

 

Motore: 4 cilindri

Cilindrata: 569 cc

Potenza: 13 CV a 4000 giri/min.

Velocità: 85 km/h

Peso: 745 kg

 

Nel 1935 diventava ogni giorno più chiaro che la Fiat Balilla, anche se prima automobile italiana venduta in oltre centomila esemplari, ridiventava un miraggio per la maggioranza dei potenziali acquirenti a causa di mutate, in peggio, condizioni economiche. Diventava cruciale portare a termine lo sviluppo della Fiat 500, del cui studio era stato incaricato nel 1934 l’Ufficio Tecnico Motori Avio della Fiat, diretto dall’ing. Fessia. Questi ne aveva a sua volta incaricato il giovane (29 anni) ingegner Dante Giacosa, che molti anni più tardi raccontò la genesi del progetto nel suo libro “I miei 40 anni di progettazione alla Fiat”. Accanto a lui lavora l’ing. Rodolfo Schaeffer, incaricato dello studio della carrozzeria.

 

Per la Fiat 500 si abolì l’assale e si studiò una linea aerodinamica (mutuata dalla sorella maggiore 1500) il che portò oltre le ruote anteriori la parte anteriore del cofano creando automaticamente l’alloggiamento del motore. Si aggirò inoltre l’ostacolo dato dalla presenza del radiatore collocandolo dietro e sopra al motore (questa posizione fu modificata nelle serie successive, perché si rilevò un cattivo funzionamento della circolazione dell’acqua). Una soluzione del genere permetteva un’ottima abitabilità interna, ed una facile accessibilità agli organi meccanici, due vantaggi non da poco, che si meritò l’apprezzamento dei tecnici.

 

La prima prova su strada del prototipo, ancora denominato “Zero A”, si svolse il 17 ottobre 1934 sul percorso Torino – Ivrea – Biella – Cigliano – autostrada Milano/Torino. I risultati furono buoni, ma ci vollero ancora quasi due anni di lavoro prima di poter presentare la versione definitiva, nell’aprile del 1936.

 

La vettura pesava cento kg in più rispetto a quanto si era sperato (535 kg), era lunga 3,20 metri, e sul mercato italiano sarebbe stata venduta a 8900 lire. Rispetto alla Fiat Zero, primo modello della casa torinese di tipo utilitario costruito in grande serie, si trattava di un grande progresso. Per la Zero un impiegato doveva destinare dai 50 ai 75 mesi del proprio stipendio, mentre per la Fiat 500 ne bastavano circa dieci. Era davvero “la vetturetta del lavoro e del risparmio”, come la definì il duce quando gli fu presentata a Villa Torlonia, il 10 giugno?

 

Ancora troppo dure erano le condizioni di vita per la maggioranza della popolazione per permettere un immediato risultato di vendite. La produzione nazionale di autovetture nel 1936 si attestò a 36.196 unità, meno che nel 1935 (41.000), nel 1934 (41.000), nel 1933 (38.200). Di queste, circa il 30% fu destinato al mercato estero. Le immatricolazioni sul mercato interno furono 21.154, anche in questo caso un dato inferiore ai tre anni precedenti. Circolavano meno di 300.000 veicoli (compresi autocarri ed autobus), per una densità di un veicolo ogni 145 italiani, un numero molto inferiore alla produzione nel Regno Unito di un anno. E questo nonostante la Fiat 500 fosse un esempio di straordinaria intelligenza progettuale e costruttiva. “E’ una grande e nobile e signorile e modernissima vettura d’avanguardia, vista col cannocchiale alla rovescia” (Auto Italiana 20.06.36). Una vettura che batteva sul tempo “la vetturetta per il popolo” promessa da Hitler alla Germania da più di due anni e ancora non realizzata.

 

Prima ancora che la Fiat la presentasse ufficialmente, il pubblico aveva provveduto a battezzare la nuova vettura con il nome di “Topolino”. Fu un nome mai usato ufficialmente dalla Fiat, e probabilmente emerso dall’animo popolare per le sue dimensioni minuscole, tali da farla assomigliare ad un piccolo topo. Così “la 500” divenne rapidamente “la Topolino”, ossia di genere femminile con un nome maschile. E non c’entra nulla la traduzione italiana di “Mickey Mouse”, il celebre eroe dei fumetti creato da Walt Disney in America sul finire degli anni Venti.

 

E’ assurdo chiamarla così” proclamò solennemente Auto Italiana ad un mese dal lancio, nel luglio 1936, con la lungimiranza tipica di molti giornalisti. Talmente assurdo che nel cuore di tutti gli italiani tale nome rimase fino a noi.

Scroll al inicio

Scopri il nuovo MAUTO!

Gio
Ore
Min
Sec

Scopri il nuovo MAUTO! Ancora più accessibile, coinvolgente, contemporaneo.