Il garage della Regina Margherita

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Chi é stata la „prima“ automobilista d’Italia? Ma la Regina Margherita di Savoia, naturalmente. Prima per importanza, innanzitutto. Prima per ragioni anagrafiche: regnò, insieme al consorte Umberto, dal 1878 al 1900 e poi, all’uccisione di questi per mano dell’anarchico Bresci, fu Regina Madre fino all’avvento di Mussolini. Infine, prima  per quantità e valore di vetture possedute. Osserviamo le splendide fotografie pubblicate in queste pagine. Ritraggono il „reparto di città“ e il „reparto di campagna“, ossia garages tenuti come gioielli, con stampe alle pareti, vetrate, pavimenti di lucidissime piastrelle di cotto… e vetture su vetture per qualunque esigenza. Vi era il Condor, „trasformabile a camion e torpedo“; il Cigno, „trasformabile omnibus con letto“, il Falco „per S.M. la Regina per piccole gite“; l’Aquila, „per S.M. la Regina per viaggi“, lo Sparviero, „per S.M. la Regina per viaggi“; il Falchetto „per i Reali Principi“. Sembra fosse proprio la Regina a scegliere per le automobili di Casa Reale questi fantasiosi e poetici nomi. Né si limitò a quelli citati: l’elenco, desunto dalle carte dell'“Ufficio del Grande Scudiere del Re“, comprendeva anche la Palombella, „per S.M. la Regina, servizio Ufficiale in Roma“; lo Stornello „per Dama di servizio“; l’Allodola, „per Reali Principi“; l’Alcione, „per S.M. la Regina per piccole passeggiate“; il Francolino, „per servizio della Real Corte“; il Passero, „per servizio della Real Corte“; l’Airone, „per Reali Principi“. La marca prediletta era l’Itala; ma furono anche acquistate Fiat, Rapid, Talbot. E la passione della Regina per le belle auto era così nota che ne parlarono parecchie riviste di automobilismo dell’epoca, e persino Beltrame, il disegnatore delle celeberrime copertine della „Domenica“, amava ritrarre la coraggiosa ed intraprendente Regina mentre si traeva miracolosamente d’impaccio da una panne automobilistica o da un incidente stradale.

 

 

 

D’altronde la bella Margherita di Savoia amava far parlare di sé, e le riusciva anche facile, essendo dotata di un fascino naturale e di una grazia ammaliatrice. Il grande poeta Carducci, repubblicano convinto, al suo primo incontro con Margherita, annotò: „...in quella confusione la figura della Regina Madre mi passò davanti con un che di bianco e di biondo, come un’immagine romantica in mezzo ad una descrizione verista“. D’Annunzio, dopo averla rimirata alla prima rappresentazione dell’opera lirica  Lohengrin a Roma, scrisse: „Guardandola, io mai come ieri sera sentii il fascino dell’eterno femminino regale“. Era lei a dettar legge su quello che le comuni borghesi avrebbero indossato o su come dovevano pettinarsi. Le riviste dell’epoca erano piene di dettagliati disegni dei vestiti del regale guardaroba; esisteva addirittura, ai primi del secolo, una rivista di moda intitolata „Margherita“. A Roma, nel tardo pomeriggio, si potevano vedere passeggiare per il Corso schiere di signore vestite ad immagine e somiglianza di Margherita. Dimostrò infatti di essere una donna intelligente ed accorta: conscia della esigua forza di Casa Savoia sia come elemento unificante all’interno della giovanissima nazione italiana sia al cospetto delle grande potenze europee, le temibili Francia, Inghilterra e Germania, non trascurò sforzo per imporre, o rafforzare, il proprio fascino davanti al suo popolo. E anche l’automobile poteva servire: per mostrarsi sorridente e piena di grazia di fronte alle folle osannanti, per rivelarsi seguace della modernità e del progresso; per dare forza all’immagine di intraprendenza ed audacia che la casa Reale si sentiva in dovere di diffondere.

 

 

 

Che ne é stato delle splendide auto facenti parte del garage Reale? Della sorte di alcune ci racconta un altro documento, emesso dall'“Amministrazione del Patrimonio Privato di S.M. il Re“. In esso si scrive: „Eccellenza – la carta é indirizzata a S.E.il Generale Alberto Solaro del Borgo, Grande Scudiere di Sua Maestà il Re – di nuovo ò (sic) fatto frugare nell’Archivio: ed eccole i dati che sono stati raccolti: d’altro non c’é assoluta traccia, (né pure le date d’acquisto); quindi sarà ora difficile individuare quali delle autovetture fotografate corrispondano ai numeri e ai nomi rintracciati.

„FRANCOLINO“, Fabbrica Rapid, n. 1067, licenza Roma  n. 6764. Venduta il 21 luglio 1926, al sig. Gamboni Francesco, via Garibaldi n. 14 int. 20, Roma.

PALOMBELLA. Fabbrica Itala n 635. Licenza Roma 6760. Venduta il 31 marzo 1926, al Rev. Padre Nazareno Capoccetti, Parroco di San Camillo de Lellis, Roma.

FALCO Fabbrica Itala, n. 2375. Licenza Roma 6767. Venduta il 9 marzo 1926 al sig. Fioriti Lorenzo, fioraio, a Camporosso (presso Ventimiglia).

AQUILA II Fabbrica Itala n. 200. Licenza Roma 6766.

FALCHETTO. Fabbrica Itala, n 465. Licenza Roma 6769.

NIBBIO Fabbrica Itala, n. 637. Licenza Roma, 6768.

CONDOR Fabbrica Itala n. n 832. Licenza Roma 6770.

SPARVIERO Fabbrica Itala n 2215. Licenza Roma 6765. Venduta il 9 marzo 1926 al signor Eugenio Goeta, corso Felice Cavallotti, a San Remo.

Così finiva il regio documento.Ma di una delle vetture citate, la Itala Palombella, ci é possibile ricostruire ulteriormente la storia. Innanzitutto fu donata, e non venduta,  al Parroco, Reverendo Padre Nazareno Capoccetti,  della Chiesa di San Camillo a Roma (parrocchia della Regina Margherita), come ci precisa una successiva lettera proveniente dal Grande Scudiere di Sua Maestà.Il Parroco, a sua volta, la mise in lotteria a beneficio della sua chiesa. Evidentemente la vettura fu data in sorte a un ingegnere romano, Renato Ressmann, abitante in via Nomentana 224, il quale la offrì in vendita nel marzo 1933 a Carlo Biscaretti, allora direttore di VI Salone dell’Automobile di Milano e già in cerca di vetture d’epoca per la sua prima „Esposizione Retrospettiva“, che doveva debuttare proprio al Salone di Milano. Prezzo d’acquisto: lire tremila, richiesta poi notevolmente ridotta. Le trattative andarono avanti per qualche mese, anche perché il Biscaretti aspettò una comunicazione dalla Real Casa che comprovasse l’effettiva appartenenza della vettura al garage della Regina; avutala, concluse l’acquisto (per 1800 lire) e l’automobile entrò a far parte di quel gruppo di vetture che costituì l’iniziale nucleo della collezione permanente del Museo Nazionale dell’Automobile.

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