Enrico Pecori

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Enrico Pecori (1854-1941), di nobile famiglia toscana, fu affascinato fin dalla giovinezza dai meccanismi e dal loro minuto funzionamento, tanto da aprire a Como, appena ventenne, un laboratorio di orologeria.  Affascinato dai nuovi mezzi di trasporto che cominciavano a fare la prima comparsa, fu uno dei primi velocipedisti a circolare per le strade della Lombardia, socio fondatore dell’Unione Velocipedisti Italiani e del Touring. Questa passione lo spinse a studiare la possibilità di realizzare un piccolo veicolo semovente. Dopo circa due anni di prove, riuscì a completare il suo triciclo a vapore, che nel 1891 ottenne regolare benestare alla circolazione da parte della Commissione prefettizia di Como.

 


permesso

 

Negli anni successivi ne fece frequente uso, seminando sconcerto e anche un po‘ d’invidia tra i suoi concittadini. Fu personalità di primo piano per l’amministrazione locale: grazie a lui il paese di Caslino d’Erba ottenne l’impianto dell’acqua potabile e l’illuminazione elettrica delle strade. Il figlio Augusto, grazie al quale il triciclo fu donato al Museo, fu proprietario della prima autovettura della zona.

 

dono al museo

 

L’automobile a vapore chiude, con questa macchina, il suo ciclo italiano. Il triciclo a vapore di Pecori è infatti l’ultimo del genere costruito in Italia e ha già tutte le caratteristiche della vettura leggera, semplice e maneggevole. Non è fuori luogo chiedersi a quale grado di efficienza sarebbe arrivata l’auto a vapore se la comparsa del motore a scoppio non avesse distolto l’interesse dei costruttori ad apportarle ulteriori perfezionamenti. Giova ricordare che nell’aprile del 1902 a Nizza una Serpollet a vapore, guidata dal suo costruttore, raggiunse i 120 km/h, primato assoluto mondiale di velocità.

 

 

serpollet

 

 

Enrico Pecori nacque da un’antica famiglia toscana nel settembre 1854 (lo stesso anno della carrozza a vapore di Bordino). Trascorse la giovinezza a Milano dove il padre lavorava al Teatro alla Scala, ma si dimostrò subito più incline alla tecnica che all’arte. Si trasferì a Como ventenne, per aprire un laboratorio di orologeria che acquisì rapidamente rinomanza. Affascinato dai nuovi mezzi di trasporto che cominciavano proprio allora a fare la prima comparsa, fu uno dei primi velocipedisti a circolare per le strade del Milanese e della Lombardia, socio fondatore dell’Unione Velocipedisti Italiani e del Touring. Fu questa passione probabilmente a spingerlo a studiare la possibilità di realizzare un piccolo veicolo semovente. Dopo circa due anni di prove, riuscì a completare il suo triciclo a vapore.

 

triciclo a vapore

 

Era dotato di una caldaia a vapore verticale tubolare con focolare cilindrico concentrico alla caldaia, nella quale si raggiungeva una pressione di lavoro di oltre sette atmosfere. Due serbatoi assicurano l’alimentazione della caldaia mediante una pompa a pressione azionata a mano ed una automatica a vapore, funzionante quando il veicolo era in marcia. L’impulso motore era trasmesso posteriormente a due semiassi: da notare l’interposizione di una ruota ad ingranaggi con relativi satelliti, in funzione di vero e proprio differenziale, intorno al quale funzionava un freno a nastro azionato da manovella. Il telaio, congegnato in modo da ottenere un notevole abbassamento del baricentro, poggia su tre ruote a raggi con cerchioni a gomme piene tubolari, due posteriori assai grandi ed una anteriore di dimensioni ridotte, sulla quale si articola un semplice congegno di sterzo che serve a far ruotare il veicolo sul suo asse. Nella parte posteriore è sistemato un sedile dove sedeva il guidatore (ed eventualmente un accompagnatore), che si veniva perciò a trovare letteralmente circondato da congegni di comando, strumenti di controllo, manovelle di sterzo e di freno, rubinetti per l’acqua e per il vapore, leve varie, oltre che manometri, termometri ecc.

 

Il 6 giugno 1891 la commissione prefettizia di Como procedette al collaudo della caldaia in ogni sua parte; dopodiché vi applicò il bollo regolamentare per la pressione di lavoro di 7 atmosfere e mezza. Pecori non perse tempo: conseguì il brevetto di fuochista e macchinista, dopodiché si diede ad innumerevoli escursioni nei dintorni di Como e di Pian dell’Erba, suscitando sconcerto, terrore, interesse ed… invidia.

 

libretto

 

Nel 1892 Pecori lasciò Como per trasferirsi a Caslino d’Erba con moglie e figlio, in una antica casa rurale appartenuta alla famiglia della moglie. Il suo raggio di attività, con le responsabilità di famiglia e della vasta proprietà terriera, cambiarono lentamente. A Pecori il paese di Caslino deve l’impianto dell’acqua potabile e l’introduzione dell’energia elettrica già nei primi anni del secolo, due realizzazioni che ne cambiarono radicalmente le condizioni di vita. Necessariamente le gite con il triciclo furono accantonate: ma il padre trasmise la passione della tecnica al figlio Augusto che divenne presto proprietario di una delle prime autovetture circolanti in zona.

 

Nel 1935 Carlo Biscaretti ottenne in dono per il costituendo Museo, da parte di Enrico Pecori in persona, il triciclo, ad illustrare una fase importante nella storia dell’evoluzione del mezzo a motore.

 

museo

 

Enrico Pecori scomparve nel 1941.

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