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A TUTTA VELOCITA‘

 

Cos’è stato: un lampo, un tuono, una folata di vento? No, è passata l’Incontentabile, la Jamais Contente, la macchina che per prima al mondo, nel maggio del 1899,  ha superato i cento, anzi i 105 chilometri all’ora, grazie ad un signore belga molto ingegnoso, inventivo e coraggioso, Camille Jenatzy. Dopo secoli, o meglio millenni, in cui la maggiore velocità era quella raggiunta dal bue o dal cavallo, ecco che nel giro di pochi decenni il motore permette all’uomo di raggiungere velocità straordinarie, mai sperimentate prima, accorcia le distanze, riduce i tempi, avvicina paesi e persone, rende possibili scambi, visite, contatti… Dettaglio importante: il motore della Jamais Contente non è a scoppio, è un motore elettrico, collocato in un avveniristico siluro di cui Jenatzy aveva curato l’effetto aerodinamico, dimenticandosi però… di se stesso!

 

La velocità è una grandezza proporzionale allo spazio percorso, inversamente proporzionale al tempo impiegato a percorrerlo. Si esprime misurando lo spazio percorso nell’unità di tempo: spazio diviso tempo. All’inizio del 1899, senza probabilmente nulla conoscere della fisica elementare, era un ciclista a detenere il record mondiale di velocità terrestre: il francese Champion (ossia campione, un nome augurale), che segnò i 67 km/h. Poi arrivò Jenatzy e il suo “sigaro” incontentabile, primo uomo sulla terra che avesse raggiunto e superato i cento chilometri all’ora.

Questo primo record durò tre anni, e nel 1902 Jenatzy si confermò uomo più veloce del mondo con un’altra vettura, stavolta benzo-elettrica, con cui coprì il chilometro in 34 secondi, alla media 105,500 km/h, esattamente il record conseguito tre anni prima. Alla stessa epoca, un treno elettrico faceva, secondo le ferrovie francesi, i 130 km/h: da Parigi a Calais toccava più realisticamente i 97 km/h. Il pilota francese Fournier nella Parigi-Bordeaux su una automobile Mors a benzina arrivò ad 86 km/h; il motociclista Béconnais a 78 km/h; il ciclista Robl a 66 km/h. E nello stesso anno il cavallo americano Mac Gyowan raggiunse i 33 km/h, il pattinatore su ghiaccio Edginton i 31, un battello a motore 29, lo sprinter inglese Watkins 18, il nuotatore inglese Jarvis 4.

Quarantott’anni dopo, il 14 ottobre 1947, l’americano Chuck Yager fu il primo essere umano che oltrepassò in volo la barriera del suono, e sopravvisse. Sempre nel deserto del Nevada un ex pilota della Raf, Andy Green, nell’ottobre del 1997 ha raggiunto i 1227,98 km/h, diventando l’uomo più veloce della terra alla guida del suo Thrust Ssc (SuperSonicCar), un veicolo dal peso di 10 tonnellate, spinto da due motori a reazione Rolls Royce e più simile ad un aereo senza ali che ad un’auto comunemente intesa. Andy Green è il diretto continuatore ed emulo di Jenatzy, perché conseguì il suo inconcepibile record senza staccarsi da terra. 10 tonnellate lanciate a mille chilometri all’ora: non morire è una questione di gradi infinitesimali. Se per qualsiasi ragione il Thrust avesse alzato il muso, o lo avesse abbassato, di appena mezzo grado, avrebbe decollato o si sarebbe infilato nel terreno, disintegrandosi in entrambi i casi. Come sa bene Craig Breedlove, un altro “invasato” per la velocità, che correndo con il suo “Spirit of America” su un’altra pista naturale del Nevada, in passato raggiunse “soltanto” gli 850 km/h, sfasciando il suo veicolo.

Tra Jenatzy e Green scorrono novantotto anni, quasi un secolo. “Quello che rende incantevole l’impresa del Thrust – scrisse Vittorio Zucconi su “Repubblica” all’indomani del record di Green – è la sua perfetta inutilità pratica. La corsa folle di Green resterà come un temporale nel deserto, magnifico e isolato. Come una voce senza eco nel coro stonato del traffico automobilistico condannato dai codici e dagli intasamenti ad andare, anno dopo anno, sempre più lento”. Erano le stesse considerazioni che già si facevano ai tempi di Jenatzy. La “Locomotion Automobile” del 4 maggio 1899 scriveva: “Nonostante tutta l’inutilità di questi tentativi dal punto di vista pratico, non ci si può impedire di provare una certa ammirazione per questi campioni della velocità che sembrano affrontare per gioco queste velocità terrificanti, con il più sovrano disprezzo del pericolo”.

E per gioco, con sprezzo del pericolo, la motocicletta Streamliner di Chris Carr, il 5.09.2006 al Bonneville Speedway nelle Bonneville Salt Flats (Utah, Usa) ha raggiunto i 567,8 km/h; il ciclista olandese Fred Rompelberg, il 3.10.1995, nello stesso luogo è arrivato a 268,831 km/h; l’MLX01, un treno a lievitazione magnetica delle ferrovie del Giappone, ha strappato il record di velocità su rotaia (581 km/h, 2.12.2003); l’aereo Lockeed SR-71 Blackbird il 28.07.1976 presso la Beale Air Force Base, California, ha raggiunto i 3.529,56 km/h ; ed infine la capsula di rientro della missione Apollo 10, il 26.05.1969, aveva toccato la velocità di 39.885 km/h, la più alta per un veicolo con equipaggio umano.

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