Storia della Bertone

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La Carrozzeria Bertone, fondata nel 1912, è una delle più antiche e prestigiose firme del “made in Italy” nel settore dell’automobile e ne ha accompagnato l’evoluzione tecnologica e stilistica attraverso il suo primo secolo di vita. Alcune fra le più belle e prestigiose auto del Novecento portano la sua firma: Lamborghini Countach, Lancia Stratos, Fiat X1/9, Lamborghini Miura e la serie X della Citroën tanto per citarne alcune. L’azienda si è sviluppata grazie a Nuccio Bertone (1914-1997), figlio di Giovanni che ne fu il fondatore.

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Giovanni e Nuccio Bertone a metà degli anni Novanta

Alcuni designer mondiali sono nati in Bertone e scoperti proprio da Nuccio: primi fra tutti Marcello Gandini e Giorgetto Giugiaro. Dopo la morte di Nuccio Bertone, la società ha iniziato un lento declino. Nel 2009 il Ministero per lo Sviluppo Economico ha autorizzato la cessione dello stabilimento Bertone di Grugliasco al Gruppo Fiat. Il marchio Bertone invece è rimasto di proprietà della famiglia, ma nel giugno 2014 è arrivato il fallimento anche per Stile Bertone.

 

 

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Nel corso degli anni, i costruttori più importanti del mondo hanno affidato alla Bertone la realizzazione di vetture all’avanguardia per stile, tecnologia e prestazioni.

 

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Una Spa carrozzata Bertone del 1922

 

Dopo le grandi fuoriserie che, dagli esordi dell’Azienda agli anni Trenta, hanno entusiasmato il pubblico dei più esigenti collezionisti e “gentleman-driver”, la Bertone approda agli anni Cinquanta con vetture che sono diventate altrettanti simboli di eleganza, buon gusto ed avanguardia tecnologica. Un esempio per tutti l’Alfa Romeo Giulietta Sprint Speciale, con la sua avveniristica livrea aerodinamica che, equipaggiata con il motore della Giulia 1900 (una classica berlina da famiglia) superava la “proibitiva”, per allora, velocità di 190 km/h.

 

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Lo stand della Bertone al Salone dell’Auto di Torino del 1951

 

La Bertone entra negli anni Sessanta con vetture destinate ad entrare nella storia: sono gli anni della Lamborghini Miura, un’incredibile interpretazione dell’architettura a motore posteriore centrale su telaio scatolato. La Miura diventa immediatamente il simbolo del successo unito al buon gusto. Una nota rivista europea, dopo averne descritto i pregi tecnologici di assoluta eccellenza, arriva a definirla “l’italiana più provocante del mondo dopo Sofia Loren”.

 

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L’Abarth 1000 Bertone presentata nel 1958

 

Con gli anni Settanta, la Bertone stupisce il mondo con una “one off” entrata nella leggenda: la Stratos 0. L’architettura  è quella di una sportiva estrema, senza alcun compromesso, con il motore posteriore centrale. Ma l’essenza dell’automobile viene completamente riveduta e ridisegnata: la Stratos 0 è un “oggetto” alto 90 cm da terra, all’abitacolo si accede alzando il parabrezza. I volumi sono scomparsi, nasce così l’archetipo di tutti le moderne monovolume.

 

 

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L’Asa 1000 del 1963

 

Negli anni Ottanta e Novanta, continuando a produrre vetture sportive da sogno, la Bertone si incammina nel settore delle energie alternative, conducendo sperimentazioni sulle vetture a motore elettrico, che oggi sembrano ritornare di moda. All’avanguardia nella ricerca formale e nella sperimentazione ingegneristica, in questi anni la Bertone progetta e costruisce la ZER (Zero Emission Record), una monoposto con motore alimentato a batterie che, su circuito chiuso, supera il “muro” dei 300 km/h di velocità massima, stabilendo un record mondiale.

 

 

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La storia industriale della Bertone si arena al volgere del millennio. I maggiori clienti, in questo caso Opel e Fiat, decidono di produrre internamente anche i modelli speciali, una volta affidati al carrozziere. Le nuove tecnologie e la produzione per cicli danno flessibilità alla linea di montaggio. Di fatto non c’è più bisogno, né convenienza, di affidare all’esterno le piccole serie. Lo stabilimento di Grugliasco da mille operai, che ha funzionato a pieno ritmo per quasi quarant’anni, chiude i battenti nel 2006. Verrà acquistato per una manciata di milioni dal gruppo Fiat e ristrutturato per produrre le nuove Maserati.Giusto il tempo di festeggiare il centenario ed anche l’atelier „stile Bertone“ , salvato  in extremis dalla vedova di Nuccio, cessa l’attività e rischia il fallimento. Il futuro è tutto da scrivere.

 

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