Storia della Marchand

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La Orio & Marchand, una delle prime imprese italiane andate oltre il livello artigianale, si costituì nel 1898 grazie ai capitali dei Fratelli Marchand, confluiti sulla preesistente attività del piacentino Stefano Orio, che con i figli Bartolomeo e Attilio costruiva biciclette e macchine per cucire. Paolo e Leone Marchand avevano intrapreso diverse attività nel settore meccanico e petrolifero a Milano, Montechino e Velleja. Il loro primo stabilimento meccanico fu installato a Musocco (Mi), nel 1897, ma solo dopo un anno si decise il trasferimento a Piacenza.

 

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Paul Marchand

 

Nella cittadina emiliana si formò un affiatato gruppo di giovani sportivi, uniti dalla comune passione ciclistica: oltre ai Marchand e a Bartolomeo Orio, figuravano Giuseppe Merosi, Ezio Bovolo, Bruno e Giuseppe Tamagni, più tardi piloti di moto Marchand da corsa, ed Emilio Laporte, cognato dei Tamagni.

Ben presto avvenne il passaggio dalla costruzione di biciclette a quella di motociclette ed automobili. Dotate di motori originali, le moto Marchand si contraddistinsero nelle gare dei primi anni del secolo, pilotate da Tamagni e da Merosi. Incerta invece l’origine della prima vettura (1899): in ogni caso, degno di nota il motore, un biciclindrico a V, raffreddato ad aria, di 770 cc.

Già nell’autunno del 1900 fu messa in commercio una seconda vettura Orio & Marchand, con motore bicilindrico raffreddato ad acqua, montato anteriormente e collegato alle ruote motrici posteriori mediante una trasmissione secondaria a catena. Seguì una gamma di modelli a potenza crescente, i più noti dei quali furono la 10 HP del 1902, costruita in non meno di un centinaio di esemplari, e la più potente 12/16 HP.

L’uscita di Merosi dall’azienda fu per la Marchand una grave perdita. Alla fine del gennaio 1907 venne annunciata la fusione con la Dufaux Frères di Ginevra. Si trattò in realtà di un vero e proprio assorbimento, e coincise con il ritiro dei due fratelli Marchand. Quanto agli Orio, essi ripresero in forma autonoma la produzione di macchine per cucire e di attrezzi agricoli.

L’operazione, in ogni caso, si rivelò un fallimento, e pesò particolarmente l’assenza di un progettista che imprimesse personalità alla produzione. Dal 1907 al 1909 la Marchand-Dufaux restò in liquidazione, e dal 1910 non se ne sentì più parlare.

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