E’ stata la più grande fabbrica italiana specializzata nella costruzione di piccole auto sportive. La sua storia è strettamente legata a quella del suo fondatore, Karl Abarth, nato a Vienna nel 1908 da padre italiano, e cittadino italiano a partire dal 1918. Inizialmente apprendista meccanico, poi collaudatore, quindi pilota, Abarth inizia a lavorare per la Cisitalia nel 1946 ma tre anni dopo decide di mettersi in proprio fondando, insieme ad Armando Scagliarini, l’azienda a cui dà il suo nome, con sede a Torino in via Trecate. Logo lo Scorpione, segno zodiacale di Carlo. Per sostenere l’attività agonistica dà inizio alla produzione di marmitte speciali (oltre 3 milioni e mezzo di esemplari venduti, per 345 diversi tipi di automobili) ed altri accessori sportivi. Realizza una lunga serie di vetture elaborate, di vetture da record e di sport prototipo. L’azienda è ceduta alla Fiat nel 1971.
Nel 1946 Karl Abarth riceve la concessione per l’Italia dei brevetti Porsche e fa da tramite nell’accordo siglato tra lo studio Porsche e la Cisitalia, per la costruzione della 360 Grand Prix. Le difficoltà economiche di quest’ultima però lo inducono a mettersi in proprio e fondare con Armando Scagliarini la Abarth & C. E’ il 1949: la sede è a Torino in via Trecate 10, su una superficie di poco superiore ai 1800 mq, logo lo Scorpione, segno zodiacale di Carlo.
Le sue prime creature, Abarth le realizza partendo da poche scocche „ereditate“ dalla Cisitalia. Grazie al contributo di piloti come Taruffi, Macchieraldo e Guido Scagliarini, la vittoria arriva subito, al Gran Premio di Senigallia del 1949: é la prima vittoria dello Scorpione.
La prima Abarth vera e propria è la 204°, del 1950, una roadster sviluppata partendo dalla Fiat 1100, ma con soluzioni tecniche di avanguardia, di ispirazione Porsche. È considerata contemporaneamente l’ultima Cisitalia e la prima Abarth. Su una vettura di questo tipo Nuvolari disputa la sua ultima gara, e ottiene la sua ultima vittoria, alla Palermo-Monte Pellegrino del 1950.
Elaborazione meccanica e/o stilistica di modelli di altre Case, realizzazione di automobili da corsa e da record e produzione di kit di trasformazione sono i settori in cui si cimenta l’Abarth, che negli anni Sessanta diventa famosa soprattutto grazie alle speciali marmitte sportive prodotte per numerosi modelli di auto. E’ questo un settore produttivo molto proficuo, che permette ad Abarth di disporre delle risorse necessarie a sostenere la sua attività di elaboratore, costruttore, pilota e recordman. Sono 3 milioni e mezzo le sole marmitte costruite (per 345 tipi diversi di automobili), oltre a collettori di scarico, valvole, molle, cambi.
Dalla seconda metà degli anni Cinquanta il rapporto con Fiat diventa molto intenso: nascono le 850 e 1000 TC su base Fiat 600, le 595 e le 695 su base Fiat 500. Con le 1000 e le successive 1300 derivate Simca, la marca dello Scorpione si aggiudica, dal 1962 al 1965, quattro edizioni consecutive del Campionato Internazionale Costruttori GT divisione 1.
Parallelamente all’attività svolta in pista con vetture elaborate su modelli di serie, l’Abarth si dedica alla realizzazione di automobili speciali da record. Quest’attività, iniziata nel 1956, conduce alla conquista di 113 primati velocistici internazionali e cinque mondiali. Nel 1963 debutta anche una vettura Sport prototipo integralmente progettata e costruita dall’Abarth, con motore derivato dalla produzione Fiat. La vettura è vittoriosa fin dall’esordio ed apre la strada ad una lunga serie di successi, soprattutto nelle corse in salita. Sarà infatti un’Abarth Sport a conquistare il Campionato Europeo della Montagna nel 1970 e 1971.
Il 31 luglio 1971 la proprietà dell’Abarth & C. passa alla Fiat e da allora cessa la produzione di vetture Sport. È però costruita una monoposto propedeutica: la Formula Italia. In seguito il marchio è utilizzato da Fiat per contraddistinguere alcuni modelli sportivi della propria produzione.
Curiosità:
Nel 1961 una Fiat Abarth “850 Record Monza” vince la classe 850 della categoria GT nella celeberrima 24 Ore di Le Mans pilotata dall’equipaggio composto da Angus Hyslop e Dennis Hulme. È lo stesso Hulme che sei anni dopo sarebbe diventato campione del mondo di F.1.