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GENESI

AUTOMOBILE: ciò che si muove da sé. Quando nacque? Alla fine dell’Ottocento? Non esattamente. Alla fine dell’Ottocento fu sperimentato per la prima volta il motore a scoppio; ma fu la sua combinazione ed applicazione, da parte di alcuni uomini geniali, ad una serie di invenzioni risalenti in molti casi a parecchi secoli prima (la ruota, lo sterzo, le sospensioni, il giunto cardanico, il freno) che diede luogo alla nascita dell’automobile. Perché l’uomo ha da sempre cercato di affrancarsi dal moto animale, e per lunghi secoli ha sognato, immaginato, escogitato i sistemi più vari ed ingegnosi per muoversi più liberamente e rapidamente. Questa prima sezione vuole rendere omaggio a tutti coloro che inventarono un automobile prima dell’invenzione dell’automobile.

 

E furono tanti, in tutte le parti del mondo, nelle epoche più svariate. Già le prime civiltà, lontanissime da noi, sono in possesso di dati preziosi sulle proprietà del vapor d’acqua e ce lo provano gli scritti di Archimede, Erone, Vitruvio. Sull’onda di quello che aveva profetizzato nel 1270 il filosofo inglese Ruggero Bacone (“Sarà possibile un giorno costruire dei veicoli che si metteranno o resteranno in movimento senza impiego dell’impulso o della trazione di un cavallo o di alcun altro animale…”)  già nel 1475 Valturio progetta veicoli a braccia e a vento, Ramelli (1588) delle complicatissime macchine a pale, il grande Leonardo da Vinci (1465-1519) un veicolo a molla e molti altri studiosi escogitano veicoli che, per quanto primordiali o inutili, testimoniano la vivacità e l’originalità della ricerca. Sono però le proprietà del vapor acqueo ad accendere le maggiori curiosità e a proporne applicazioni pratiche come sorgente di energia sono, tra i tanti, Gian Battista della Porta (1601), Salomone di Caus (1615), Giovanni Branca (1629), Worchester (1663), l’italiano Torricelli (1608-1647), il francese Papin (1647-1714), gli inglesi Savery, primo realizzatore nel 1698 di un motore a vapore,  Newcomen, inventore della macchina atmosferica. E’ passato alla storia l’automezzo del lorenese Nicolas Cugnot, destinato al traino dei fusti di cannoni e  considerato il punto di partenza della storia della locomozione, anche se riuscì a marciare per pochi metri. Fu il grande inventore inglese James Watt (1736-1819), invece, a darci il primo motore a vapore leggero, di alto rendimento e di proporzioni ridotte, studiato per gli impianti fissi nelle officine delle miniere di carbone. Fu seguito da una moltitudine di contemporanei, tra cui Symington, che nel 1786 realizza ad Edimburgo un veicolo a vapore, e Murdock, collaboratore di Watt, che costruisce un triciclo a vapore. Segue di pochi anni il grande Richard Trevithick (1754-1833), definito dagli inglesi “il padre della locomotiva”, che fin dal 1801 riesce a far funzionare regolarmente una vettura per il trasporto di viaggiatori su cui troviamo per la prima volta un meccanismo destinato a variare i rapporti degli ingranaggi di trasmissione: è il cambio. Altri nomi degni di menzione sono quelli di Griffiths, Gurney, Gordon e di William Hancock (1799-1852) che nel 1827 brevetta una speciale caldaia a produzione rapida di calore e costruisce nove veicoli regolarmente funzionanti.

Anche in Francia si susseguono intelletti vivaci ed ingegnosi: per esempio Charles Dallery che nel 1780 fa circolare una vettura con caldaia, Onesiphore Pecqueur che inventa il differenziale, Amedée Bollée (1844-1917) che nel 1873 con la vettura “L’Obéissante” compie il viaggio Le Mans-Parigi di 235 km in 18 ore, suscitando grande entusiasmo.

L’Italia non è da meno: nel 1830 la ditta Luigi Pagani di Bologna costruisce una “Locomotiva a vapore applicabile a diversi usi”; dal 1836 al 1854 iniziano e si sviluppano i lavori del Capitano del Genio Virginio Bordino, che progetta cinque veicoli ad uso militare. E’ però alla rivoluzione costituita dal motore a scoppio che l’Italia da’ un contributo decisivo: sull’onda infatti degli esperimenti compiuti da Huyghens (1680), Papin (1688), Volta (1776), Lebon (1801), Brown (1824), Wright (1833), De Cristoforis (1841) i celebri inventori Padre Eugenio Barsanti e Felice Matteucci tra il 1851 e il 1858 costruiscono un motore atmosferico perfettamente funzionante. La loro opera viene continuata e ripresa in ogni paese da altri uomini quali: De Cristoforis (1859), Lenoir (1860), Otto (1861), Beau de Rochas (1862), le cui teorie sul ciclo a quattro tempi aprono la strada al motore moderno, e poi Bernardi (1874), Otto e Langen (1877), Benz (1878), Marcus (1882), Delamare-Deboutteville (1884), Daimler (1885).

Il motore a scoppio va dunque lentamente evolvendo ed acquistando una figura perfetta e precisa nei suoi particolari. L’alto onore di consegnare all’umanità il motore, leggero, economico e di minimo ingombro toccherà a Karl Benz e Gottlieb Daimler (1885-1889).

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