La propulsione elettrica e le altre forme di propulsione

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Perché hanno inventato l’automobile, quando già esisteva il cavallo? Oggi non possiamo concepire il mondo senza automobili ma quando è stata inventata l’automobile – alla fine dell’Ottocento – il mondo era attrezzato per i cavalli: tutti sapevano cavalcare, le rimesse erano numerose anche in città e lungo ogni strada si trovavano osterie con “stallaggio”. Eppure, furono proprio i più eleganti gentiluomini del tempo, gli snob più raffinati che appena inventata l’automobile – in un’epoca in cui non esistevano ancora le strade asfaltate e la benzina era un prodotto raro che si comprava dal droghiere o dal farmacista – non esitarono ad indossare la pelliccia di foca e coprirsi il viso con immensi occhiali scuri, per lanciarsi alla conquista delle strade polverose.

 

La diffusione rapidissima dell’automobile non fu certo dovuta a ragioni di comodità o di convenienza economica: le prime automobili erano già più veloci delle carrozze, ma erano infinitamente più scomode e meno sicure, e il loro prezzo era proibitivo. Ma erano il progresso, erano la magia dei tempi moderni. E la modernità risiedeva nel motore, su cui si concentrarono inizialmente gli sforzi dei pionieri e dei primi progettisti. Finalmente l’uomo stava per affrancarsi dalla forza muscolare, propria o di animali, e diventare padrone di tempo e spazio come non lo era mai stato…Il problema era trovare una fonte di energia facilmente disponibile ed utilizzabile. C’era il vapore, per esempio, una forza motrice così importante da aver conferito al secolo che stava per concludersi un’impronta fortissima. Però l’elettricità (non era quella l’invenzione del secolo?) non affascinava di meno: se pensiamo che fu proprio una vettura elettrica, la Jamais Contente del belga Jenatzy, a superare il muro dei cento chilometri all’ora il 1° maggio del 1899. Questa spettacolosa prestazione di una vettura elettrica, che fino a quel momento aveva goduto di un successo soprattutto di curiosità, rinfocolò le polemiche sul miglior mezzo di trazione meccanica. Come in tutte le polemiche, gli argomenti tecnici ed economici venivano esacerbati da considerazioni di indole sentimentale: i tradizionalisti erano per il vapore, il buon vecchio e sano vapore, che aveva fatto la gloria e la grandezza dell’Ottocento; gli industriali e gli sportivi erano invece per la grande novità, il motore a scoppio, nervoso e di facile alimentazione. Però era opinione comune che l’avvenire fosse dell’elettricità e non credere alle automobili elettriche – quando stava per aprirsi il secolo dell’elettricità – voleva dire non credere al progresso. In realtà a sfavore di quest’ultima fonte di energia giocavano (giocano!) non pochi fattori: la difficoltà dei rifornimenti, il peso eccessivo degli accumulatori, la loro limitata autonomia, e non si poteva considerare un’energia a basso costo, visto che proprio gli accumulatori si rovinavano facilmente e costavano molto cari. Ecco come un pioniere riassunse la situazione nel 1899: “La vettura a vapore richiede una provvista troppo pesante di combustibile, esige oltre al conduttore anche un meccanico, è di manutenzione complicata e difficile, ma è relativamente poco costosa, fornisce una forza regolare, può partire prontamente con un carico pesante, e supera facilmente le salite. Sembra quindi designata per il traffico pesante, in aperta campagna e su strade di determinata lunghezza. La vettura elettrica è di costruzione semplice e corre con relativa facilità. Parte rapidamente e agisce senza rumore né vibrazioni. Ma il peso degli accumulatori e il lungo tempo richiesto per ricaricarli limitano necessariamente la sua sfera d’azione. E’ il veicolo urbano per eccellenza, specialmente per il traffico di passeggeri. La vettura a petrolio (ossia, a benzina) è sinora la più pratica, l’unica sulla quale si possono compiere lunghi percorsi. Ma le sue vibrazioni sono assai percettibili, benché di molto diminuite negli ultimi motori; la combustione del petrolio produce un odore sgradevole…” Ineccepibile!

 

Il fatto è che se un automobilista avesse dovuto comprare una macchina elettrica per circolare in città, una a benzina per andare in campagna e una a vapore per le salite, difficilmente l’automobile si sarebbe diffusa. Gli industriali lo capirono perfettamente e, incuranti delle discussioni teoriche, puntarono decisi sulla macchina a benzina, cioè sulla macchina che dava in quel momento le prestazioni migliori. E macchina a benzina fu.

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