LEM – Laboratorio Elettrico Mobile

PAESE
ANNO
TIPO
PIANO
Italia
1974
auto
-1

IL MIGLIOR “PEZZO” DI GIANNI ROGLIATTI


Presentata al Salone di Ginevra del 1974 allo stand di Giovanni Michelotti, questa originale vetturetta elettrica da città a due posti, dal nome che richiama il modulo lunare ma che in realtà è l’acronimo di “Laboratorio Elettrico Mobile”, è il risultato di due anni di lavoro di uno dei migliori giornalisti dell’automobile della nostra epoca, scomparso quattro anni fa: Gianni Rogliatti (1929-2012), ingegnere torinese, tra i più grandi esperti di storia Ferrari, autore di innumerevoli libri ed articoli sulla storia e la tecnica automobilistica.

 

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Nel tempo lasciatogli libero da suo lavoro di inviato per le maggiori testate automobilistiche e le pagine motoristiche di importanti quotidiani, Rogliatti tra il 1972 e il 1973 decise di costruire una vettura elettrica sperimentale sia per studiare le potenzialità di mercato di una vettura elettrica da città sia per sviluppare esperimenti diversi sulle applicazioni dell’elettronica all’automobile.

 

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La sua caratteristica più originale è la struttura portante realizzata in lamiera di duralluminio rivettata (secondo la tecnica in uso allora per le monoposto da corsa più avanzate) in modo da ottenere un peso totale, senza batterie, di appena 350 kg: misura eccezionalmente modesta se si considera che la vettura è dotata di sospensioni indipendenti, impianto frenante idraulico (con frenatura rigenerativa, ossia recupero dell’energia cinetica durante la frenatura), complesso sistema elettrico ed elettronico e carrozzeria confortevole e ben finita. Con le batterie, il peso sale ad appena 510 kg. Tre i possibili sistemi di ricarica delle batterie, ognuno dei quali inseribile in un piccolo vano posteriore: uno convenzionale, a raddrizzatore, che può essere allacciato alla rete di distribuzione elettrica; uno a fuel-cell; e infine uno alimentato da un piccolo motore che funziona ad alcol metilico e olio di ricino, un motorino anch’esso “ecologico”, dai gas di scarico non inquinanti.

 

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Da sinistra Gianni Rogliatti e Giovanni Michelotti

 

La carrozzeria è opera di Giovanni Michelotti, uno dei più grandi tra gli stilisti italiani (1921-1980), e i segni della sua mano sono evidenti nella forma compatta, funzionale ed elegante, e in certi particolari davvero geniali. Per esempio: il parabrezza e il lunotto posteriore di grandi dimensioni; l’apertura completa del lunotto per facilitare il carico dei bagagli; l’incernieratura delle due portiere, ad ala di gabbiano, con il taglio che si prolunga nel tetto per agevolare il movimento in entrata e in uscita; il musetto smontabile, l’accessibilità totale dell’interno e dei vani che ospitano i componenti meccanici. Le ruote sono disposte a losanga: quella anteriore è sterzante, quella posteriore motrice; ai lati, due ruote stabilizzatrici. Lo scopo di questa disposizione a rombo, utilizzata anche sulla Pininfarina X, è ridurre il peso dei meccanismi (si dimezzano gli organi di sterzo, si elimina il differenziale e i semiassi), e gli attriti, e nel contempo sperimentare una disposizione assai poco usata.

 

La vettura, un concentrato di idee e soluzioni ancora oggi tutt’altro che superate ma rimasta allo stadio di prototipo, è stata donata nel 2012 al MAUTO dalla moglie Adriana Rogliatti insieme alla figlia Chiara, in memoria di Gianni.


Motore: a corrente continua 4 poli, 24 V

Potenza: 4 CV a 50 A

Batterie: 4 Marelli 12 V 150 Ah

Peso veicolo completo: kg 510

Velocità max:  55 km/h

Autonomia: 50 km

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