Artista e genio multiforme, insuperato in ogni secolo, pittore, scienziato ma soprattutto ingegnere militare e realizzatore, talento universale del Rinascimento, legato al metodo sperimentale quale unica fonte di ogni teoria costruttiva, Leonardo da Vinci (1452-1519) ci ha lasciato numerosi progetti di carri automotori, corredati di disegni e di schizzi di particolari. Uno dei più interessanti è il carro a molla, di cui troviamo lo schizzo nel Codice Atlantico (Foglio 296). In questo schizzo vediamo chiaramente il primo esempio di trasmissione indipendente, e di uno sterzo a manubrio; probabilmente anche di un dispositivo per l’inversione di marcia.

Dal Codice Atlantico Fol. 296 V a
Fu applicandosi al problema dell’attrito e della trasmissione, rimasti irrisolti nonostante i tentativi compiuti da Valturio ed altri scienziati ed inventori del Quattrocento, che Leonardo da Vinci diede il suo più efficace contributo alla costruzione delle macchine.

Dal Codice Atlantico Fol. 296 V a
Leonardo ci ha lasciato numerosi progetti di carri automotori, corredati di disegni e di schizzi di particolari. Uno dei più interessanti è il carro a molla, di cui troviamo lo schizzo nel Codice Atlantico (Foglio 296). In questo schizzo vediamo chiaramente il primo esempio di trasmissione indipendente, e di uno sterzo a manubrio; probabilmente anche di un dispositivo per l’inversione di marcia.

Trasmissione di ruota per macina con freno a nastro Ms.L fol.34
Benché sommario, lo schizzo è chiarissimo per quanto si riferisce al sistema di trasmissione; meno, invece, per quanto riguarda il meccanismo di propulsione. Non è infatti mai stato chiaro il vero funzionamento. A titolo di curiosità, anche fosse stato possibile capire le intenzioni di Leonardo, e riuscire così a ricostruire esattamente il motore, i calcoli effettuati sulla probabile potenza delle molle portano a concludere che il veicolo avrebbe avuto una velocità di due chilometri all’ora, con una autonomia di pochi minuti. Probabilmente Leonardo non ha tentato di realizzare un vero e proprio veicolo bensì ha cercato di risolvere alcuni problemi, in primis quello del differenziale, come possono far supporre le due grosse ruote dentate orizzontali. Potrebbe essere plausibile che queste avessero la funzione di scomporre, per ciascuna ruota, la forza motrice, come avviene appunto nel moderno differenziale. Altra ipotesi è che le ruote dentate avessero invece il compito di permettere al veicolo di invertire la marcia. Spirito enormemente ricettivo, Leonardo, oltre che rappresentare uno dei momenti artistici tra i più alti che l’umanità abbia conosciuto, intuiva così anche i più piccoli, per modo di dire, perfezionamenti tecnici.

Trasmissione con rapporto moltiplicatore per assale di carro (Codice Atlantico 4)
Nei manoscritti di Leonardo troviamo altri progetti di carri a molla e a contrappeso, di vari tipi, ma la tecnica dell’epoca non consentiva la costruzione di motori efficienti, tanto che lo stesso Leonardo, nei suoi progetti di carri armati, dovette ricorrere all’energia muscolare di uomini chiusi nel carro.

Studio dello sforzo di trazione (Codice Atlantico Fol. 211)
Non potendo aumentare la potenza del motore, Leonardo rivolse la sua attenzione ad accrescerne il rendimento, migliorando la trasmissione e diminuendo al massimo le resistenze di attrito (da lui chiamato confricazione). In questo campo il suo apporto fu fondamentale, e distinguendo l’attrito radiale dall’attrito volvente, e il suo effetto sulle ruote, sui perni e sui diversi materiali, egli stabilì le leggi dell’attrito, base per l’evoluzione di ogni veicolo e di ogni macchina. Leonardo escogitò vari mezzi, cuscinetti a rulli, ingranaggi conici, calcolo dei rapporti fra ruota e perno, per diminuire l’attrito, aumentando di conseguenza il rendimento del motore. Con Leonardo, i problemi della guida e della trasmissione si sono avviati ad una soluzione pratica.

Complesso a motore con peso a caduta (Codice Atlantico Fol.8)
Altri inventori, dopo di lui, rifaranno le stesse scoperte – è destino delle grandi invenzioni essere inventate più di una volta – ed altri, profittando della evoluzione della tecnica, riusciranno a costruire delle macchine da lui solo intuite. La sua opera rimane comunque essenziale per arrivare all’automobile: non solo per le sue esperienze specifiche in questo campo, ma perché in molti suoi progetti e studi – compiuti per scopi diversissimi, dalle macchine utensili alle artiglierie e alle ricerche sul volo – vennero realizzati o descritti organi ed accorgimenti tecnici che vennero successivamente applicati all’automobile.
