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FOLLIA

 

Siamo entrati di soppiatto nella casa di un collezionista. Ma di un collezionista che ha esasperato la propria passione fino a farla diventare ossessione, innocente ma quasi morbosa. Tutto in questo spazio ci parla dell’automobile. Declinata in mille modi, ci viene incontro dagli arredi, dalle suppellettili, dai quadri (…). Gli sportelli della cucina sono in realtà portiere, al posto dei rubinetti ci sono due pompe di benzina, la lavastoviglie è incastrata nella parte posteriore di una Fiat 500, un’intera sala da pranzo è composta da pezzi d’auto. nella mente del padrone di casa non vi è spazio per altro. L’automobile non è più vista come tale ma si è trasformata in un feticcio, ha acquisito poteri magici, è diventata oggetto di culto e di venerazione, che si coccola, a cui si parla e ci si rivolge come alla persona più importante della propria vita. Delirante? Forse. Ma è un delirio creativo, fantasioso, allegro. E poi l’automobile qualcosa di speciale ce l’ha davvero. In fondo è stata affermazione categorica del poeta Gabriele D’Annunzio: « L’automobile è femmina! » che ha fatto sì che il sogno degli italiani si sia femminizzato, entrando nell’immaginario collettivo come vero e proprio oggetto del desiderio, capace di accendere fantasie di libertà e suscitare brame di successo.

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