Una delle maggiori fabbriche d’automobili inglesi, fondata da Herbert Austin a Longbridge nel 1905. La sua storia è dominata da un modello utilitario costruito ininterrottamente per diciotto anni, dal 1922 al 1939. Pur con le debite proporzioni di volumi produttivi (15 milioni di esemplari il modello americano, contro i 300.000 dell’inglese) la Seven ha avuto un significato analogo alla Ford T, nella funzione promozionale della motorizzazione di massa. Nel 1927 il 70% delle utilitarie circolanti in Gran Bretagna è una Seven, e delle 38.000 vetture prodotte quell’anno dalla Austin 20.000 sono Seven. Nel secondo dopoguerra la fusione con Nuffield e la nascita della B.M.C. del 1952.
Herbert Austin nasce l’ 8 novembre 1866 a Buckinghamshire, in Inghilterra. Fin da ragazzo è un appassionato automobilista e fonda la Austin Motor Company a Longbridge nel 1905.
La sua prima automobile è un modello piuttosto convenzionale mosso da un motore con valvole laterali di 5 litri. Di questo modello sono realizzati ben 106 esemplari, dando subito alla Austin l’impronta di un’industria orientata verso la produzione di serie. Nel 1910 gli operai degli stabilimenti Austin sono già mille, e lavorano su tre turni: il grande spazio che la Austin trova sul mercato inglese e coloniale suggerisce la creazione di una gamma di modelli molto ampia, con modelli da un cilindro fino a sei cilindri.
Lo scoppio della prima guerra mondiale incrementa notevolmente le dimensioni della Casa inglese: i dipendenti passano a 21.000, grazie alle commesse statali per artiglieria, piccoli aeroplani e mezzi da trasporto leggero.
Alla fine del conflitto Herbert Austin, ora Sir Austin, decide di tornare alla produzione civile, utilizzando, per contenere i costi di produzione, la logica della « meccanica unica ». Un solo telaio, un unico motore (di 3620cm³ con valvole laterali) e identici componenti per una serie di modelli che vanno dall’autovettura ai veicoli commerciali ai trattori.
Le vendite però non decollano e la Casa decide di introdurre nuovi modelli economici, come la Twelve (12 hp) del 1922, che riscuote un grande successo di vendite, e nello stesso anno anche l’utilitaria Seven.
Le condizioni ambientali nel 1922 sono sconcertanti: la Gran Bretagna, come tutto il resto d’Europa, stenta a risollevarsi da una lunga crisi economica; tuttavia vi è “fame” di automobili, e si sta rapidamente creando un enorme mercato potenziale a chi sappia produrre vetture a basso prezzo e facile utilizzo. Per questo motivo tanti costruttori tentano la strada delle vetture leggere oppure dei cycle cars. Austin decide invece di produrre una vera automobile di dimensioni ridotte, con un minuscolo motore a 4 cilindri raffreddato ad acqua, trasmissione cardanica, freni sulle quattro ruote (quando molte vetture li avevano ancora solo sulle ruote posteriori, come la Fiat 501). È un successo commerciale, prima ancora che tecnico, straordinario. La Seven è costruita in 300.000 esemplari, fino al 1939; è prodotta anche in Germania (da BMW), in Francia, in Giappone (dalla Datsun) e negli Stati Uniti (dalla Bantam Car Company). Grazie ad essa la Austin supera la pesante crisi economica mondiale innescata dal crollo della Borsa di New York del 1929.
Alla fine degli anni Trenta il timone della Casa passa da Sir Austin (che muore nel 1941) a Leonard Lord, ma lo scoppio della seconda guerra mondiale vede l’azienda nuovamente impegnata nella produzione militare. Lord dà comunque nuovo impulso alla Austin ed è il fautore del rilancio postbellico, della riorganizzazione e della modernizzazione degli impianti, oltre che del grande impulso dato alle esportazioni: nel 1951 su 162.000 automobili prodotte, ben 114.000 sono per l’esportazione.
Nel 1952 la Austin si fonde con la Nuffield Organisation, ossia le aziende che si sono raggruppate intorno alla Morris, dando vita alla British Motor Corporation Ltd ( BMC). Austin e Morris cessano di essere ragioni sociali per diventare semplici marchi commerciali.
Con la minaccia-carburante dal 1956 a causa della Crisi di Suez, Lord chiede al progettista Alec Issigonis che ha lavorato in Morris dal 1936 al 1952, di progettare una vettura di piccole dimensioni e basso consumo: il risultato è la rivoluzionaria Mini, lanciata nel 1959 e posta in commercio, quasi identica, nelle versioni Austin Seven e Morris Mini-Minor. Nel 1970, la British Leyland abbandona i marchi separati della Mini, Austin e Morris, chiamandola semplicemente « Mini », nell’ambito della ripartizione Austin Morris di BMC.
Nel 1966 la BMC acquista la Jaguar (e conseguentemente anche la Daimler Motor Company che le apparteneva) e nel 1968 confluisce nell aBritish Leyland.
Il marchio Austin viene soppresso nel 1987 dal Gruppo Rover. Attualmente i diritti di utilizzo appartengono alla Nanjing Automobile Corporation.