Storia della Bianchi

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Nel panorama della produzione automobilistica italiana, quando c’era una pluralità d’iniziative dovuta alla presenza di più industrie concorrenti, la Fiat era identificata come l’industria più importante e come la produttrice delle vetture più popolari; l’Alfa Romeo come la marca delle vetture veloci e sportive, l’immagine della Lancia era legata ad automobili eleganti e ben rifinite, l’Isotta Fraschini era la Rolls-Royce nostrana. In questo insieme, la milanese Bianchi acquistò presto una propria immagine precisa, come casa costruttrice di auto di sostanza, eleganti ma senza esibizionismo, dalla meccanica affidabile e ben eseguita, con carrozzerie robuste e ben fatte.

 

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La produzione automobilistica della Bianchi può essere suddivisa in quattro periodi. Il primo è quello che va dai quadricicli e dalle prime vere automobili fin verso il 1908.

 

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Il secondo, che copre gli anni fino alla fine della prima guerra mondiale, è un periodo di consolidamento e d’introduzione di nuovi modelli di grossa cilindrata e di veicoli industriali. Il terzo periodo, quello degli Anni Venti, vede un’adozione generalizzata sulle Bianchi di motori di serie a valvole in testa, a cominciare dalle Tipo 18 e 20, seguite dalle S4 e S5, e nel 1928 esce la prima Bianchi di gran classe con motore ad otto cilindri in linea, la V3-S7, che continuerà fino al 1937.

 

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Il quarto periodo, che comprende tutti gli Anni Trenta, è quello della maggiore diffusione delle auto Bianchi, con l’introduzione della popolare S9, con motore a 4 cilindri di 1452 cc, disponibile con un’ampia varietà di carrozzerie fino al 1939 (quando la Casa cessa la sua produzione di autovetture).

 

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Non mancarono vetture appositamente preparate per le gare: la 120 HP realizzata nel 1907 da Giuseppe Merosi, e la monoposto con motore bialbero a quattro valvole di due litri di cilindrata impiegata in alcune competizioni dal 1922 al 1924.

 

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Né si può dimenticare la presenza della Bianchi nel settore dei veicoli industriali, una presenza che si sviluppò particolarmente negli Anni Trenta, con i modelli Mediolanum e Miles e che continuò anche nel secondo dopoguerra nello stabilimento di Desio.

In quegli anni venne anche approntato dall’Ufficio Tecnico della Casa un nuovo prototipo di autovettura di media cilindrata, che avrebbe dovuto segnare il ritorno alla produzione automobilistica. Non venne però mai messo in produzione, e nel 1955 si decise l’accordo tra Bianchi, Fiat e Pirelli per la costituzione dell’Autobianchi, destinata a produrre automobili con motorizzazione Fiat e a continuare la produzione di veicoli industriali.

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