La Hispano – Suiza si configura come la rivale spagnola dell’inglese Rolls Royce e dell’italiana Isotta Fraschini; le vetture spagnole si posero come il simbolo della raffinatezza costruttiva, della forza, dell’eleganza e della ricchezza.
L’azienda fu fondata a Barcellona nel 1904. In quell’anno Damian Mateu, commerciante catalano, insieme ai suoi soci in affari Fonctuberta e Seix, rilevò la piccola fabbrica automobilistica di J. Castro, la De La Quadra, che aveva alle sue dipendenze, come direttore tecnico, il giovane ingegnere svizzero Marc Birkigt, che aveva lavorato in un’azienda elvetica di orologi. La ragione sociale dell’azienda divenne Hispano–Suiza e prese il via da allora la lenta ma costante affermazione del marchio iberico.

La prima vettura prodotta fu la 20CV, una vettura di lusso tecnicamente impostata sulla base delle vecchie vetture De La Cuadra. Seguirono altri due modelli di fascia molto alta, rispettivamente con motori a 4 e a 6 cilindri.
Nel 1909, la Hispano-Suiza partecipò alla prima edizione della Coppa di Catalogna, istituita dal sovrano Alfonso XIII. L’esito fu negativo, e così fu anche nel 1910. Ma l’anno successivo, finalmente, le Hispano-Suiza dotate di un nuovo motore sviluppato da Birgkit riuscirono a trionfare. Il modello vincente in tale gara fece da base per la realizzazione di un nuovo modello stradale, battezzato Alfonso XIII, in onore del sovrano organizzatore.

La vettura aveva un motore a 4 cilindri di 3600 cc che sviluppava una potenza di 60 CV e poteva superare i 100 km/h. A queste caratteristiche si aggiungevano ottime doti di comfort e di tenuta di strada.

Dal 1911 fu aperto un nuovo stabilimento a Levallois (vicino a Parigi): un concreto inserimento sul mercato francese avrebbe consentito alla Hispano – Suiza di conquistare popolarità in tutto il mondo. A quei tempi l’automobilismo mondiale gravitava intorno alla Francia ed il Salone di Parigi era la manifestazione internazionale di più vasta risonanza. Già l’anno seguente, la produzione della succursale francese superò quella della sede spagnola. Ciò giustifica il fatto che la Hispano-Suiza venga considerata una Casa franco-spagnola.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, la produzione fu convertita a quella di motori aeronautici. Al termine del conflitto la produzione automobilistica riprese regolarmente e nel 1919 fu lanciato il modello H6, destinato a riprendere l’eredità della Alfonso XIII e il cui progetto risale a poco prima del conflitto. Tale modello sarà il capostipite di una serie di automobili prestigiose. Il motore era un 6 cilindri in linea di 6600 cc che sviluppava 135 CV a 3000 giri/min; il frontale era caratterizzato da due grossi fari Marchal e da un enorme radiatore a nido d’ape, sormontato da una cicogna ad ali spiegate.

Lo stemma della cicogna (simbolo di una squadriglia da caccia dell’aviazione francese) fu adottato solo a partire dal 1919: in precedenza era costituito da due ali bianche sovrastanti una piccola croce.

Intorno alla metà degli anni Venti, la Hispano-Suiza siglò un importante accordo con le Industrie Škoda per la fornitura di autotelai « Tipo H6B » che la neo-costituita Škoda Auto avrebbe provveduto a carrozzare e commercializzare con marchio Skoda Hispano-Suiza. Pur considerate più silenziose nella marcia, probabilmente per la maggiore esperienza dei tecnici Skoda nella lavorazione dei metalli, le versioni cecoslovacche non ebbero successo per l’insufficiente livello di finitura.

Nel 1931 nacque la 12 V, la più complessa realizzazione di Birkigt: il motore aveva una cilindrata di 9420 cc ed erogava 220 CV a 3000 giri/min; lunghissima, mastodontica, la nuova Hispano – Suiza raggiungeva i 180 km/h. Il nuovo 12 V vantava, oltre a maggior potenza, anche un’accresciuta silenziosità e una totale assenza di vibrazioni. Nel 1934 la cilindrata venne portata a 11.310, limite che faceva di questo modello la vettura più poderosa di tutte quelle costruite allora in Europa ed in America. La potenza di 250 CV la spingeva fino a 200 km/h. La 12 V fu prodotta fino al 1938.

La fabbrica francese tentò, dopo l’interruzione dovuta alla seconda guerra mondiale, di reinserirsi sul mercato ma senza successo. La fabbrica di Barcellona proseguì a ritmo ridotto, fino al 1944 e nel 1946 fu assorbita dalla Enasa (azienda costruttrice di autocarri).
Marc Birkigt, con all’attivo oltre 35 progetti di motori, morì nel 1953.