Motore posteriore, sospensioni indipendenti e telaio a trave centrale: i “numeri” ne farebbero una sportiva moderna, in realtà è un ambizioso progetto che Cesare Beltrami porta avanti per la San Giusto. È una realtà effimera, con sede a Trieste ma produzione a Milano, che lascerà un’impronta nella tecnica automobilistica, nonostante l’attività duri solo due anni. Sarà lo stesso Beltrami a farne dono al Museo, dopo la richiesta di Carlo Biscaretti di Ruffia. È il 1934.