L EPICA DELLE CORSE

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Sono prove al limite della resistenza, tecnica e umana, ma sono il grande slancio verso il progresso e portano l’industria automobilistica alla sua completa affermazione.

Le manifestazioni sportive agli inizi del Novecento furono la linfa vitale per il processo di sviluppo dell’industria automobilistica italiana e divennero ben presto una febbre contagiosa a cui difficilmente il pubblico riusciva a resistere.

Torino, capitale dell’automobile, segnò il suo primato anche come luogo del primo “esperimento di corsa di veicoli automotori”: la prima gara automobilistica italiana fu disputata il 18 maggio 1895 su un percorso a tappe Torino – Asti – Torino di 93 chilometri.

L’automobile muoveva i suoi primi passi, tra curiosità e scetticismo, e le prime case automobilistiche avevano bisogno di attirare l’interesse dei potenziali compratori. Le corse si rivelarono inaspettatamente il miglior espediente pubblicitario, per la capacità di attirare il pubblico che numeroso si assiepava sugli spalti o semplicemente sul ciglio di quelle polverose strade bianche, rapito da quegli uomini che affrontavano, sprezzanti del pericolo, percorsi impervi a bordo di bolidi spaventosi e al contempo affascinanti.

Un nome determinante per la storia delle corse automobilistiche in Italia fu sicuramente quello di Vincenzo Florio, imprenditore siciliano amante del progresso e della modernità, che ideò una delle corse più famose e antiche al mondo, la Targa Florio. Un atto di coraggio e un’idea geniale, perché si trattava di una gara disputata per la prima volta su un percorso chiuso al traffico ordinario, da compiersi più volte, un tragitto misto di curve, salite e discese, di vie a mezza costa e strade di montagna, di rettilinei e di attraversamenti di paesi, a tutti gli effetti un test di affidabilità e resistenza. L’eleganza, la signorilità, l’ospitalità dell’organizzazione di Florio fecero di questa difficilissima competizione un “must” del mondo sportivo mondiale e portarono il nome della Sicilia in tutto il mondo. Come da regolamento della prima edizione, nel 1906, le vetture ammesse erano quelle il cui prezzo del telaio era inferiore alle diecimila lire (la carrozzeria era un elemento secondario e non era né confortevole né ancora studiata per essere aerodinamica), e costruite in almeno dieci esemplari. Tra queste vi fu anche la vettura De Dion-Bouton DM, esposta in sala, che prese parte alla Targa Florio del 1911 e di cui si può ammirare – e toccare – il telaio e il motore, anima e cuore dell’automobile.

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