Storia della Peugeot

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Grande gruppo industriale francese, fondato nel 1810 per la produzione di seghe, utensileria varia, macinapepe e macinacaffè (tuttora prodotti). Già alla metà dell’Ottocento dalle sue officine escono 800 quintali di acciaio all’anno. Il primo triciclo a vapore è presentato alla Expo di Parigi del 1889: merito di Armand Peugeot, nipote dei fondatori, e convinto sostenitore dello sviluppo della motorizzazione individuale.


Armand

 

Da allora si succedono modelli di grande successo: per citarne alcuni, la 201, la 301, la 401, poi sostituiti dalle 402, 302 e 202, e tanti altri. Dalla sua fondazione ad oggi l’azienda, il cui logo è ancora il leone simbolo delle tre qualità delle seghe metalliche (velocità del taglio, durezza dei denti e flessibilità), è stata guidata da varie generazioni della famiglia Peugeot. Vettura elettrica, vettura ibrida e modelli innovativi sono le sue armi per la sfida al mercato degli anni odierni.

 

Dal 1810 a Montbéliard, terra ai confini tra Francia, Svizzera e Alsazia, è attiva una fonderia di acciaio, per lame da sega e molle da orologeria, che porta il nome di “Peugeot Frères et Jacques Maillard Salins”. A metà dell’Ottocento la Peugeot Frères produce 800 quintali di acciaio all’anno, impiega 250 operai e va progressivamente diversificando la sua produzione: tosatrici per cavalli, macinini, ombrelli, crinoline, utensili vari, e dal 1888 biciclette. Armand Peugeot, che la dirige, decide di esplorare anche altri campi produttivi e di utilizzare l’invenzione di un giovane operaio, Léon Serpollet, che ha studiato una maniera per condensare il vapore in modo da consentire l’installazione di una caldaia su un triciclo.

 

Serpollet

 

Peugeot realizza il triciclo a vapore e nel 1889 lo presenta alla Expo parigina che celebra il centenario della rivoluzione francese.

 

L’Expo è l’occasione che permette a Peugeot di stipulare un accordo con Levassor che ha in mano i diritti sui motori Daimler: da questo accordo nascono i primi quattro quadricicli Peugeot, che segnano l’esordio della Casa francese nel mondo dell’automobile. Nel 1891 Peugeot realizza la Type 3, costruita in 64 esemplari di cui la n. 25 è la prima vettura a circolare in Italia. La famiglia Peugeot però vede con apprensione queste novità e dunque Armand lascia l’azienda per fondare nel 1896 la S.A. des Automobiles Peugeot che ha un successo immediato: nel giro di due anni arriva ad occupare 350 operai e a produrre 156 vetture, diversificate in 6 modelli diversi. Nel 1905, dopo parecchi modelli di successo, arriva la Bébé, vetturetta popolare  di cui vengono venduti 400 esemplari.

 

bébé

 

Ma a farle concorrenza è anche la Lion Peugeot, fondata dai cugini di Armand rimasti nell’azienda di famiglia (“Les Fils des Peugeot Frères”). Fortunatamente le due società si fondono nel 1910, per dar vita alla “S.A.des Automobiles et Cycles Peugeot”.

 

Nel 1912 è presentata al Salone di Parigi la nuova Bébé, alla cui progettazione ha contribuito in misura determinante un giovane italiano trasferito in Alsazia, Ettore Bugatti. Una vettura Peugeot l’anno dopo, 1913, vince la 500 miglia di Indianapolis, uno straordinario risultato per una marca europea.

 

indianapolis

 

La morte di Armand Peugeot (1915) e lo scoppio della prima Guerra Mondiale rallentano inevitabilmente l’attività dell’azienda. Ma alla fine del conflitto comincia a delinearsi quella trasformazione che porta l’automobile francese verso la produzione di serie di cui l’America è già maestra. I costruttori francesi tutti (Peugeot, Renault, Citroen, Delage, Delaunay-Belleville, Panhard) vi lavorano insieme, all’interno di una commissione di riorganizzazione dell’industria dell’auto, istituita a livello ministeriale. I risultati si vedono nei dieci anni che seguono, con la trasformazione delle fabbriche di Sochaux e Terreblanche, dove inizia ad essere prodotta la Quadrilette (1919), vetturetta popolare a due posti tandem. La produzione di serie, secondo i metodi inaugurati da Ford, inizierà nel 1928.

 

quadrilette

 

Nel 1929 viene presentata la 201, che adotterà per prima l’avantreno a ruote indipendenti e darà il via alla numerazione dei modelli con lo zero centrale. Saranno 143.000 gli esemplari della 201 prodotti fino al 1937.

 

201

 

Gli anni trenta sono dominati dalla scoperta dell’aerodinamica, e ne è testimone la linea fluente della 402, prodotta in 30mila esemplari. Alla vigilia del secondo conflitto mondiale, la Peugeot produce 50.000 vetture all’anno, un quarto del totale nazionale, in un paese che in vent’anni era passato dalle 120mila vetture circolanti (1919) a quasi due milioni e mezzo.

 

402

 

L’impatto della guerra sugli stabilimenti è devastante: nel 1945 sono un ammasso di rovine, mentre dei 16mila dipendenti che contava sei anni prima ne sono restati 4.500. Le prime vetture del dopoguerra sono la 202 e la 203. Quest’ultima resta in listino fino al 1960 e con 685mila unità vendute diventa uno degli emblemi della motorizzazione di massa al di là delle Alpi.

 

Gli anni Sessanta, insieme alla rinascita economica e industriale dell’Europa, vedono l’inizio di una collaborazione tra Peugeot e Pininfarina che segnerà per mezzo secolo lo stile della Casa francese. La prima vettura nata da questa partnership è la 403: è la prima Peugeot prodotta in più di un milione di esemplari. Segue la 404, altro successo storico, assemblata, nelle versioni coupé e cabriolet, direttamente a Torino.

 

404

 

Anche la piccola 204, però, ha il suo carico di innovazione: con lei la Peugeot si converte alla trazione anteriore. Altrettanto consistente è il rinnovamento della struttura industriale e societaria: nasce la holding Peugeot SA. Già nel 1960 è avviata un’attività di esportazione su larga scala,  mentre alla fine del decennio la produzione supera le 500.000 unità/anno. Nel 1968 è presentata la 504, venduta in oltre 3 milioni di esemplari, un record che durerà vent’anni, e sarà battuto solo dalla 205. Si infittiscono anche gli accordi di cooperazione: Peugeot-Citroen è del 1963, Peugeot-Renault del 1966, con finalità di approvvigionamenti e assemblaggi incrociati, Peugeot-Renailt-Volvo del 1971, per la progettazione e produzione in comune di un nuovo motore. E’ invece del giugno 1974, a seguito della grave crisi petrolifera del 1973, l’accordo che segna il passaggio della Citroen sotto il controllo della Peugeot, con la creazione del nuovo marchio (1976) PSA Peugeot-Citroen, mentre è del 1978 l’acquisto dei marchi Matra e Talbot. Tutte queste operazioni non sono facili da ammortizzare su un mercato gravemente colpito dal secondo choc petrolifero del 1980-1982. La salvezza in questo caso si chiama 205, le “sacré numéro”.

 

205

 

La 205, oltre ad essere un grande successo commerciale, è anche una straordinaria protagonista sui campi di gara: vince il mondiale rally due anni (1985-1986) e per quattro volte la Parigi-Dakar (1987-88-89-90).

 

dakar

 

A raccogliere l’eredità della 205 è la 206 (1997), protagonista di un altro grande successo di vendite. Continua intanto la politica degli accordi mirati: con la cinese Dongfeng Motor Corporation, con cui nasce la Dongfeng Peugeot-Citroën Automobiles (1992), con la Ford per la produzione di motori turbodiesel (1998), con la BMW per motori a benzina a iniezione diretta (2005), Nel 2005 una joint-venture con Toyota dà vita alla TPCA, e nel 2007 un accordo con la Mitsubishi permette la nascita del SUV 4007. Nel frattempo, con la 406 coupé, si chiude la collaborazione (e la delocalizzazione produttiva) con Pininfarina: lo stile è ormai nelle mani del nuovo centro stile di Velizy, vicino a Parigi. L’esordio del centro stile è la 3008, un nuovo crossover, in parte SUV, in parte monovolume e station wagon (2009).

 

Ad oggi il gruppo PSA, sempre tra i primi dieci al mondo è una delle poche aziende automobilistiche ancora controllate dalla famiglia del fondatore (27% del capitale azionario).

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