Storia della Storero

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Casa automobilistica torinese fondata nel 1912 da Luigi Storero, uno dei pionieri dell’automobilismo italiano, oltre che valente pilota Fiat. La produzione consistette in un certo numero di modelli all’avanguardia (dotati per esempio di avviamento elettrico) ma dovette arrestarsi nel 1916, per convertirsi alle forniture belliche. Alla cessazione delle ostilità la Storero chiuse definitivamente per mancanza dei capitali necessari alla riconversione.

 

Il nome del torinese Luigi Storero (1869-1955) compare negli annali della storia della locomozione come Campione regionale di bicicletta, nel 1887.  Per quanto giovane, non era un principiante: dopo avere lavorato nelle Officine Martina, aveva iniziato nel 1884 una propria attività assumendo la conduzione dell’azienda paterna specializzata nella costruzione di carrozze, tram a cavalli e velocipedi. Nel 1899 realizza i primi quadricicli a motore, forniti di motore De Dion e Phénix, che subito si affermano sul mercato grazie anche agli ottimi risultati conseguiti nelle competizioni sportive. E’ del 1900 il suo debutto come concessionario Fiat: apre in corso Massimo d’Azeglio un vasto e bene attrezzato garage. Da questa iniziativa nasce nel 1905 la Società Garages Riuniti Fiat-Alberti-Storero, anticipatrice della futura rete nazionale di filiali della Casa torinese, di cui Storero è anche pilota.

 

Nel 1911 entrambe le attività, di pilota e di concessionario Fiat, giungono al termine. Storero partecipa infatti, insieme a Cesare Scacchi, alla fondazione della Scacchi & C., che costruisce automobili con il nome di Caesar (dal nome proprio del progettista). Poco dopo, insieme all’ingegner Maraini, costruisce un certo numero di chassis (ossia telai, come allora venivano consegnate al cliente le autovetture) su cui monta motori provenienti dagli Stati Uniti; gli autotelai che ne risultano vengono posti in vendita con il marchio Storero-Detroiter: ma questa impresa non avrà seguito. Nel 1912 si mette finalmente in proprio fondando la Storero Fabbrica Automobili, con sede in via Madama Cristina 55 e stabilimento a Chivasso. La prima auto con questo marchio è la 15-20 HP, che monta un motore a quattro cilindri di 3,3 litri. Seguono la 25-30 HP e la 20-30 HP; da quest’ultima deriva la versione da competizione B 20-30 HP con motore da 3,7 litri. I risultati sportivi sono discreti: vi è anche una partecipazione, non fortunata, alla Targa Florio del 1913, con Ferdinando Minoia come pilota.

 

Le innovazioni fondamentali delle vetture Storero riguardavano il motore, la frizione e il cambio in blocco, la frizione a secco e l’impianto frenante, a leva e a pedale, agenti entrambi sulle ruote posteriori. L’intera produzioni venne ben presto fornita di avviamento elettrico. Si tratta di realizzazioni abbastanza d’avanguardia, a cui stavano uniformandosi altre importanti Case ed è proprio caratteristica della Storero l’avere rifiutato una tecnica incanalata in un solco tradizionale.

 

Con lo scoppio della guerra la produzione si concentra sui materiali bellici e la produzione di automobili termina nel 1916. Nel primo dopoguerra Storero produce solamente parti meccaniche per Fiat, prima di lasciare definitivamente il settore nel 1930.

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