Innumerevoli sono stati, nel corso dei secoli, i riconoscimenti tributati al genio multiforme di Leonardo da Vinci; eppure soltanto in epoca recente, intorno alla seconda metà degli anni Trenta del Novecento, si riuscì a cogliere anche quanto Leonardo aveva realizzato, o quantomeno concepito, non solo per l’autoveicolo come progetto di macchina semovente, ma anche per il carrello automotore, il differenziale, il giunto meccanico articolato, le catene, i cuscinetti a rulli, gli odometri, i martinetti, le pompe, tutte invenzioni che sono alla base ancora oggi delle costruzioni automobilistiche.


Innanzitutto occorre premettere che prima di Leonardo non esisteva nemmeno l’idea dell’autoveicolo. Era esistita a quel momento soltanto la profezia di Bacone (“Currus etiam possunt fieri ut sine animali moveantur cum impetu inaestimabili”), il quale però non aveva alcuna idea concreta di come si potesse realizzare, e l’opera “De Re militari”, (1455) di Roberto Valturio, contenente il disegno di una macchina bellica, mai realizzata, che presenta sotto certi aspetti una certa analogia con l’idea dell’autoveicolo.

Ma è indubbiamente soltanto nei due disegni del Codice Atlantico di Leonardo (la più ampia raccolta di disegni e scritti del Maestro, conservati alla Biblioteca Ambrosiana di Milano), che emerge la vera e propria concezione di un autoveicolo a molla. Si tratta di un dispositivo dotato di tre ruote, in grado di muoversi da solo: ecco perché lo consideriamo il progenitore della nostra moderna auto-mobile. Il meccanismo a molla era del tipo di quelli studiati per stupire i potenti del tempo alle feste di corte, ed era mosso da una coppia di molle a spirale, del tutto simili a quelle utilizzate sulle macchinine-giocattolo d’inizio Novecento. Era anche dotato di un rudimentale differenziale, che doveva rendere possibile la sterzatura. Questo è quanto si può desumere dagli schizzi del foglio 296 V a del Codice Atlantico, che a lungo hanno ingannato gli studiosi. L’enigma si risolse quando, in anni recenti, si riuscì a capire che le molle a balestra visibili nella parte superiore del disegno vinciano non costituiscono il motore, come si credette a lungo, ma servono a regolare il moto; e che la propulsione è garantita da una coppia di molle a spirale contenute in tamburi sotto il carro.

Esaminiamo in profondità questi due schizzi. Sono due disegni che si riferiscono ad un medesimo carrello nelle due visioni di prospettiva e di pianta. I particolari dei due disegni differiscono alquanto e lasciano intendere nel secondo una evoluzione del primo.
Il disegno che dà la visione prospettica rappresenta lo schizzo di un telaio di legno costituito da due quadri sovrapposti collegati da un traliccio, nei quali è contenuto un meccanismo composto di un ruotismo e di alcune molle a balestra.

In questo meccanismo si notano due grandi ruote dentate orizzontali di uguale diametro che ingranano fra loro. Sotto al carrello è disegnata una trave, alla quale sono assicurati i supporti delle ruote posteriori, e che è collegata al telaio da due montanti inclinati. L’asse della ruota dentata di sinistra che si prolunga sotto il telaio fino ad imperniarsi alla trave – supporto delle ruote porta una ruota a lanterna, nella quale si impegna una corona di pioli disposti sulla ruota del carrello, che è dunque cinematicamente collegata al ruotismo di cui sono parte le ruote dentate. Sempre sulla sinistra del carrello si nota una molla a balestra tesa da un tirante fissato all’angolo destro del telaio. Quasi che tutta l’importanza del disegno fosse rivolta alla parte posteriore del carrello, quella anteriore è appena schizzata. Però in essa si notano chiaramente una ruota direttrice imperniata al capo inferiore di un’asta, che è infilata in un anello fisso al telaio e sormontata da una specie di impugnatura a manubrio.

Il secondo disegno rappresenta lo stesso carrello visto di sopra, ma arricchito di nuovi organi. In comune con il primo disegno si riscontrano il quadro in legno, le due grandi ruote dentate, e le due molle a balestra; si notano però in più altre molle, speciali intelaiature di sostegno dei perni delle ruote e delle molle e due altre piccole ruote.

Oltre alle due molle a balestra che definiremo principali, altre due molle sembrano imperniarsi sul telaio proprio dove si incrociano e le cui estremità superiori sono collegate a quelle delle due molle principali, mentre le stremità inferiori appaiono libere. Uno dei collegamenti fra le molle principali e quelle secondarie è costituito da un’asta dentata disegnata in dettaglio in basso al foglio. In esso appare distintamente un rocchetto dentato, sistemato nel riccio della molla, ingranante a cremagliera con l’asta, pure essa dentata. Due altre molle, con contromolla, sono disposte sopra le grandi ruote dentate e finiscono presso due piccole ruote a pioli poste nei due angoli posteriori del carrello.
