Augusto Monaco

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Augusto Camillo Pietro Monaco nacque a Buenos Aires nel 1903 da Ottavio Monaco e Maria Crespellani. Ottavio Monaco era il penultimo dei nove figli  del patriota Camillo Monaco, uno dei protagonisti dell’Unità d’Italia, e di Nicolina Leanza, figlia di Luigi Leanza, ufficiale Napoleonico e protagonista dei moti del 1848 a Napoli.

Ottavio Monaco si era trasferito in Argentina insieme ai fratelli Alfieri e Garibaldi. Garibaldi era medico e fu l’inventore delle pinze per l’estrazione delle tonsille ed autore di pubblicazioni scientifiche. Alfieri ed Ottavio misero in piedi una piccola fabbrica ed una azienda agricola che, a causa di investimenti sbagliati da parte di Alfieri e della crisi che investì il sud America negli anni Venti andò male. Laureatosi in ingegneria a Buenos Aires Augusto tornò in Italia verso la fine del decennio e si stabilì a Torino, dove iniziò a mettere a punto i suoi progetti di meccanica e chimica industriale, settori nei quali si era specializzato.

Di carattere libero ed indipendente, un po’ anarchico, Augusto volle sempre lavorare per conto proprio e non accettò di mettere il suo immenso talento e la sua creatività al servizio di un padrone. E’ famoso, in famiglia, l’episodio del secondo anteguerra quando presentò alla Fiat il prototipo della Trossi-Monaco, e il senatore Agnelli gli propose di entrare a lavorare in Fiat. Augusto gli rispose chiedendogli se avrebbe dovuto timbrare il cartellino e quando il senatore gli rispose che anche lui stesso era tenuto a farlo ribatté:  “Allora Senatore, grazie, ma preferisco lavorare per conto mio“. Agnelli gli mise ugualmente a disposizione un capannone ed i macchinari per mettere a punto il suo progetto ma sia per i costi enormi, sia perché si era alla vigilia dell’entrata in guerra alla fine non se ne fece nulla.
Nel dopoguerra Augusto lavorò a tanti progetti e realizzò molti brevetti tra cui, in società con altri quello dei diamanti sintetici (poi venduti dai soci ad una impresa svizzera).

 

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Verso la fine degli anni Sessanta si trasferì a Livorno con la moglie.

Morì a Livorno il 4 novembre 1997 a quasi 95 anni.

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