Le origini della scienza aerodinamica

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Quando ancora dell’automobile non era chiaro se il tipo di propulsione preferibile per rendimento fosse elettrico, a vapore o a scoppio, già si era consci dell’importanza dello studio aerodinamico nella progettazione di un veicolo. La forma a fuso apparve fin da subito come la migliore ai fini di riduzione della resistenza all’avanzamento, ed infatti i primi esempi di forme aerodinamiche derivano direttamente dal fuso simmetrico, come la Jamais Contente elettrica di Jenatzy, del 1899, l’Alfa Romeo 40/60 HP del Conte Ricotti, carrozzata da Castagna nel 1913; o l’originale Tropfenwagen  (“Goccia d’acqua”) che Rumpler progettò e costruì nel 1921. Nel 1923 Jaray studiò la forma del fuso asimmetrico, e a questa forma si ispirarono successivamente molte case automobilistiche dal 1935 in poi: parliamo della Fiat 1500 (1935), della Lancia Aprilia (1937), della Citroën DS (1955), della Porsche 356B (1959). Del 1935 l’intuizione di Kamm secondo cui, entro certi limiti, il troncamento della coda non è pregiudiziale alla penetrazione aerodinamica. Sono gli anni Trenta il decennio fondamentale per lo sviluppo dell’aerodinamica, anche e soprattutto per le ricadute in campo automobilistico della progettazione aeronautica, che dalla Grande Guerra in poi aveva fatto enormi progressi.

Si tratta di uno degli argomenti più affascinanti da esplorare nel variegato mondo della progettazione automobilistica. Curzio Vivarelli, uno dei massimi studiosi italiani della materia, (autore di “Linee per una storia dell’aerodinamica dell’automobile dal 1899 al 1944”, 2009), ha raccolto molte sue considerazioni in cinque articoli pubblicati sulla rivista “ATA. Ingegneria dell’Autoveicolo” nella primavera del 2006. Per gentile concessione sia dell’editore sia dell’autore, li rendiamo disponibili alla lettura tutti e cinque.

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