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GOODBYE LENIN

 

Il Novecento, il “secolo breve”, è segnato da molte date, ritenute di volta in volta fondamentali per la storia europea e mondiale degli anni successivi. Una di queste è il 9 novembre 1989, giorno in cui cadde a furor di popolo il Muro di Berlino, una barriera in cemento alta circa 3 metri che dal 1961 separava Berlino Est, capitale della DDR, Germania est, da Berlino Ovest, enclave della BRD (Germania Ovest). Era il simbolo della cortina di ferro, linea di confine europea tra la zona d’influenza statunitense e quella sovietica durante la guerra fredda. Ormai inutile e incapace di arginare l’esodo dei tedeschi dell’est, iniziato già a settembre attraverso l’Ungheria, fu smantellato pezzo a pezzo dalla popolazione in un crescendo di entusiasmo e di festa. Di lì a poco (3 ottobre 1990) fu decretata la riunificazione della Germania. La seconda guerra mondiale era davvero finita. Ma insieme al sollievo, alla gioia, all’entusiasmo, iniziarono anche i problemi legati alla riunificazione. E non fu facile per i tedeschi dell’est superare la Ostalgie (nostalgia dell’est), per un mondo così diverso da quello caotico, scintillante, spietato, come quello dello sfrenato consumismo occidentale in cui si trovarono di colpo proiettati, dopo averlo desiderato per decenni. Situazione che ci racconta magistralmente un divertente film del 2003, Good Bye Lenin, arrivederci Lenin.

 

Nel 1945, poco prima della fine della seconda guerra mondiale, nella conferenza di Jalta si decise di dividere la città di Berlino in quattro settori controllati e amministrati da Unione Sovietica, Stati uniti d’America, Regno Unito e Francia.

Nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, per fermare l’esodo di persone dalla Germania Est, a Berlino iniziò la costruzione di un muro attorno ai tre settori occidentali.  Inizialmente la divisione consisteva in un semplice filo spinato, ma già il 15 agosto iniziarono ad essere utilizzati dei prefabbricati di cemento e pietra. Di quel periodo di transizione è molto famosa l’immagine di un soldato in fuga dalla DDR, che salta improvvisamente il filo spinato. La Germania Est sostenne che si trattava di un “muro di protezione antifascista” inteso ad evitare un’aggressione dall’Ovest. Fu chiaro sin dall’inizio che questa giustificazione serviva come copertura per il fatto che ai cittadini della DDR doveva essere impedito di entrare a Berlino Ovest.

Il 9 novembre 1989, a seguito di un annuncio televisivo dell’allora ministro della propaganda, Günter Schabowski, che dichiarava aperti i posti di blocco, decine di migliaia di berlinesi dell’Est si precipitarono verso il muro, inondando i checkpoint e chiedendo di passare. Le guardie della DDR furono costrette ad aprire le frontiere senza eseguire alcun controllo di identità.

La storia del muro di Berlino, corrisponde di fatto alla storia di un’automobile nata negli anni ’50 nella repubblica democratica tedesca: la Trabant. Il nome Trabant venne utilizzato per la prima volta nel 1957 e significa compagno di viaggio. Agli inizi doveva essere un motoveicolo che solo alla fine del progetto venne convertito in una automobile. Le prestazioni erano modeste: l’auto impiegava 29 secondi per raggiungere i 100 chilometri all’ora con partenza da ferma, mentre la velocità massima era di 112 chilometri all’ora. Inoltre il motore produceva un notevole fumo dallo scarico. Con la riunificazione, auto come la Trabant vennero schiacciate da altre case automobilistiche e dalle rigide misure anti-inquinamento.

Quando, nel novembre del 1989, cadde definitivamente il muro di Berlino, migliaia di Trabant furono protagoniste dell’esodo verso Ovest. L’auto divenne così il simbolo della caduta, ovvero il simbolo della libertà, come testimonia un celebre graffito presente tutt’oggi su quel che resta del muro di Berlino.

Un sentimento struggente

La caduta del muro di Berlino sancisce ufficialmente il crollo del comunismo e determina un nuovo equilibrio politico mondiale; la riunificazione delle due Germanie viene ratificata ufficialmente un anno dopo, il 3 ottobre del 1990. La Germania Federale “esporta” il proprio sistema di valori e il proprio modello economico nella Germania dell’Est, la DDR, fino ad allora dominata dal socialismo reale. Ma l’acquisita libertà non porta necessariamente con sé un miglioramento delle condizioni di vita per i cittadini dell’ex DDR: la nostalgia per il modello politico e sociale precedente si diffonde in gran parte della popolazione. Questo attaccamento al passato, alle proprie radici prenderà il nome di ostalghia, nostalgia dell’Est, per l’appunto e si infilerà fra le pieghe di un modo di vivere considerato da molti estraneo. “Sarà anche una questione di abitudine ma posso dire che sono stata delusa dal capitalismo, molto delusa” commenta una cittadina della Germania Est. Ma, nel coro, c’è anche chi si dichiara soddisfatto del cambiamento: “Qualcuno adesso torna su certe idee e rivuole il muro ma si dimentica della Stasi.”

Ma come si è palesato questo pervasivo attaccamento al passato? Qualche anno fa il film dal titolo Good Bye Lenin ha aperto uno squarcio e ha mostrato che forse non tutti i cittadini della ex Germania democratica si sono ritrovati contenti nel mondo capitalistico occidentale.

Erano molti, all’Est a essere convinti che il cambiamento, oltre alla libertà, oltre alla fine della dittatura socialista avrebbe portato con sé tutti gli elementi positivi di una società più moderna e avanzata senza perdere peraltro i vantaggi delle condizioni di esistenza precedenti: la sanità pubblica, la sicurezza sociale, l’ordinamento scolastico, il costo della vita molto basso, La protesta finisce per dilagare solo pochi mesi dopo la riunificazione e questa volta il bersaglio è proprio la Germania Federale: protestano gli operai perché la chiusura delle industrie provocata dal libero mercato ha già portato con sé tre milioni di disoccupati, protestano gli inquilini perché la privatizzazione delle case significa un aumento incontrollabile degli affitti e protestano infine tutti i comuni cittadini perché la liberalizzazione dei prezzi ha scatenato una corsa ai rincari dei generi alimentari e di quelli di largo consumo. La DDR, infine, con il suo sistema dittatoriale e di controllo, portava maggior solidarietà, amicizia e amore fra la gente mentre la concorrenza e la competitività recano con sé un maggior isolamento e una maggiore solitudine.

I dati reali sono, come sempre, contraddittori e soggettivi per loro stessa natura. Quel che è certo che per molto tempo dopo la riunificazione la Germania rimase un paese diviso in due. Se il muro è caduto, ne sopravvisse a lungo un altro, impalpabile e fortissimo, tanto da non poter essere scalfito né dalla politica né dalla storia.

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