Storia del Dragster

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Il dragster è un tipo di veicolo da competizione utilizzato per gare di accelerazione, molto di moda negli Stati Uniti ancora oggi. La distanza da coprire da fermo è il quarto di miglio (402,25 m). I motori e il posto di guida sono sistemati in posizione arretrata per assicurare la massima aderenza possibile sulle ruote motrici, mentre la parte telaistica è ridotta al minimo onde ottenere la massima leggerezza. Per frenare viene utilizzato un paracadute piazzato sul retro della vettura. Le massime potenze sviluppate dai motori dei dragster sono nell’ordine degli 8.000 CV. Per fare un paragone di potenza, le monoposto da Formula 1 odierne sviluppano circa 750 CV. Un dragster può raggiungere i 450 km/h in 200 metri.

 

Con dragster si intende uno speciale veicolo costruito per le gare di accelerazione. Il termine deriva dall’inglese drag (attrito, aderenza) e indica l’importanza dei pneumatici in questo tipo di gare.

 

I motori sono spinti talmente al limite che non sono in grado di funzionare alla massima potenza per più di 10 secondi (questa infatti è la durata media delle gare). I motori top fuel montano un motore V8 HEMI di origine Chrysler. Le straordinarie potenze vengono garantite da un grande compressore volumetrico, in grado di fornire una pressione di sovralimentazione spesso superiore a 3 bar, e dal carburante al nitrometano. Tutti i motori utilizzati in questa categoria sono a due valvole per cilindro, una per l’aspirazione della miscela e l’altra per l’uscita dei gas di scarico; la distribuzione è ad aste e bilancieri e gli scarichi sono corti e privi di qualunque tipo di filtro, il che fornisce una scarsissima presenza di gas di scarico nei cilindri al momento dello scoppio. Ciò fa incrementare la potenza e quindi la coppia erogate. La cilindrata spesso supera i 10 000 cc. e la cifra del numero di giri del motore è intorno a 8500. La trasmissione è priva di cambio (trasmissione diretta) e la frizione è multidisco multistadio.

 

I consumi di carburante sono elevatissimi; vengono bruciati più di 100 litri in meno di 4 secondi. Tra una prova di gara e l’altra i motori girano per circa 3 minuti (warm-up, burnout e gara) dopo i quali l’unità viene completamente disassemblata e ricostruita. Molto spesso si distruggono prima del traguardo. Il rumore provocato da questi motori è di 150 decibel. Tutto questo porta i dragster ad accelerare da 0 a 150 km/h in meno di un secondo e di percorrere i 400 metri da fermo in meno di cinque con velocità di uscita spesso superiori ai 500 km/h.

 

Per ottenere un assetto in grado di consentire il raggiungimento della massima velocità, la carrozzeria e la meccanica dei veicoli vengono semplificate al massimo. Il peso è infatti nocivo all’accelerazione e il veicolo deve essere ridotto al minimo indispensabile, spogliato di tutti gli accessori non necessari. Di solito, le macchine hanno una caratteristica forma piatta, molto allungata per dare la necessaria stabilità ad alta velocità, con piccole e leggere ruote anteriori e pneumatici di grande sezione montati su quelle posteriori. L’aderenza al terreno gioca un ruolo determinante e dipende essenzialmente dalla percentuale di questo peso che grava sulle ruote motrici. Per paradosso, l’accelerazione migliore si avrebbe con tutto il peso del veicolo sulle ruote posteriori. Per avvicinarsi a questa condizione ideale ma non fattibile, i dragster prevedono un motore montato vicino alle ruote posteriori  e un lungo traliccio leggerissimo che funge da telaio. In tal modo si garantisce una coppia sufficiente a evitare (quasi sempre!) il ribaltamento all’indietro quando la potenza si scarica sulle ruote. I pneumatici adottano un tipo di mescola e una particolare struttura (sezione larga, bassa pressione) che garantiscono l’incollaggio del battistrada al terreno. I motori subiscono elaborazioni incredibili, e in qualche caso è anche permesso montare due motori insieme e sovralimentarli mediante compressori. I carburanti sono miscele speciali di metanolo e nitrometano, e talvolta l’impianto di raffreddamento o addirittura quello di lubrificazione manca del tutto, vista la brevissima durata delle gare.

 

Le corse di accelerazione o drag races rappresentano uno dei settori più importanti dello sport automobilistico americano. Inizialmente tutti i veicoli che prendevano parte a questo tipo di gare erano denominati dragster; successivamente il termine ha indicato solo una particolare categoria di veicoli, la più potente, quella progettata e costruita solo per le gare di accelerazione, mentre gli altri vanno sotto la denominazione di hot-rods (bielle roventi).

 

I dragster sono nati in America dopo la seconda guerra mondiale. Il motivo è semplice: in America la passione per i motori non trova sfogo sulle strade, a causa dei severi (e rispettati) limiti di velocità; gli appassionati dunque non ebbero altra alternativa che sfidarsi in corte gare di ripresa su strade aperte, adoperando come giudice di partenza il semaforo stradale. Ovviamente, anche se le partenze avvenivano di notte o alle prime luci dell’alba, si verificarono ugualmente degli incidenti, che sollecitarono le autorità a riservare dei tratti di strada a queste gare. Sorsero associazioni e clubs, che organizzarono i primi campionati e stilarono i primi regolamenti. In un primo tempo furono utilizzate piste di vecchi aeroporti; man mano che crebbe l’interesse e il conseguente giro d’affari, vennero costruite regolari piste, con tribune e reti di protezione.

 

La distanza classica da coprire è il quarto di miglio, pari a 402 m. Le piste hanno però una lunghezza maggiore per consentire ai veicoli di fermarsi in sicurezza, data l’elevatissima velocità che si raggiunge, tanto che i veicoli più potenti per fermarsi usano un paracadute. Le gare si svolgono a coppie, i veicoli partono contemporaneamente su due piste parallele, il pilota che segna il tempo peggiore viene eliminato. Le partenze avvengono ogni 20-30 secondi, comandate da un albero a più luci che per il suo aspetto viene chiamato Christmas Tree, albero di Natale.

 

La prima corsa per dragster venne organizzata nel 1948 a Goleta, in California, mentre è del 1951 la nascita della NHRA, la National Hot-Rods Association, che raggruppa le varie categorie di veicoli che partecipano alle gare di accelerazione, a cui si aggiunse anche la AHRA, American Hot-Rods Association. Il primo campionato USA di drag venne organizzato nel 1955 in Kansas. Il primo pilota ad avere ottenuto con un dragster la velocità media di 322 km/h su quarto di miglio è stato Don Garlits. Oltre a lui si sono distinti diventando i maggiori piloti di questa specialità Connie Kalita, Danny Ongias, Tommy Alfen, Ronnie Sox e Don Proudhomme. Si sono cimentati con gare di drag anche primatisti di velocità su terra come Alfons e Breedlove.

 

Nel maggio del 2014 lo stesso Donald Glenn, ossia il Don Garlits che aveva conseguito il primo record su dragster, all’età di 84 anni è riuscito a strappare un nuovo record al volante di un dragster elettrico, coprendo il quarto di miglio in 7,25 secondi e perciò toccando una velocità pari a 296,14 km/h. L’impresa è stata compiuta al Bradenton Motorsports Park in Florida. Il dragster disponeva di 6 motori elettrici, per complessivi 2000 CV.

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