Storia della Bedelia

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Casa automobilistica francese attiva dal 1910 al 1925. In Francia è nota per essere stata la prima Casa al mondo ad occuparsi di cycle-cars, introducendone quindi il concetto. Si tratta di vetture di dimensioni molto contenute, estremamente semplici e spesso caratterizzate da due posti in tandem. Nel 1909, Robert Bourbeaux ed Henri Devaux, all’epoca diciottenni, si recano fuori porta per una giterella a bordo della loro motocicletta, ma hanno un incidente, in cui distruggono la moto. Decidono allora di costruirsene una da soli, dando libero sfogo al proprio talento ingegneristico. Il risultato finale è non una moto bensì una singolare vettura, dotata di un’inedita configurazione a due posti in tandem, resa ancor più singolare dal fatto che il pilota stava seduto dietro il passeggero. Dopo questa, progettano e costruiscono altre cyclecars.
Quando però la Bedelia si rivolge alla costruzione di veicoli più convenzionali, non regge la concorrenza. Scompare dal mercato nel 1925.

 

Piccola azienda di Parigi, il cui nome è costituito dalle iniziali dei soci , Bourbeaux e Devaux. Ha contribuito non poco a rendere nota una realizzazione molto insolita, alla quale risale concettualmente un’intera categoria di veicoli: quella dei cyclecars. Di queste vetturette leggerissime e anche anomale nelle soluzioni meccaniche, la Bédélia è certamente la capostipite, perché introdusse sin dal 1910 le caratteristiche di leggerezza e semplicità costruttiva che dei cyclecars sono appunto la prerogativa. Il 1910 è l’anno dell’affermazione europea delle costruzioni aeronautiche e la monoscocca in legno laminato della Bédélia ha una sorprendente parentela con l’abitacolo dei primi monoplani. Di tipo aeronautico è anche la soluzione dei posti collocati in tandem, con in più la bizzarria, solo apparente, della collocazione poppiera del pilota (ossia dietro al passeggero).

 

Inizialmente le Bédélia nascono con motore monocilindrico e cambio a due velocità, realizzato mediante un “salto” di puleggia provocato manualmente. L’innesto e il disinnesto sono ottenuti agendo sulla tensione delle cinghie a mezzo di una leva che sposta avanti o indietro l’intero asse posteriore, mobile su un ingegnoso sistema di sospensioni ad ancoraggio incernierato. L’esemplare conservato al Museo infatti, presenta la trasmissione bilaterale a cinghie, e non ha né retromarcia né frizione. Per disinnestare il motore occorre dunque spostare in avanti, a mezzo di una leva, l’assale posteriore: in tal modo le cinghie allentate vengono fatte saltare manualmente da una puleggia all’altra dell’albero di trasmissione ottenendo così una diversa velocità. Il dispositivo può sembrare rozzo, ma va considerato che la grande elasticità del motore e la dolcezza di innesto del sistema a cinghia consentono di usare praticamente un solo rapporto, il maggiore, riservando la puleggia piccola per le situazioni d’emergenza.

 

Più tardi, la produzione Bédélia si articolano in due diversi modelli con una serie di varianti, ingegnosamente ottenute mediante l’applicazione di accessori che completano la monoscocca: o con una carenatura tipo corsa o con un cassonetto per il trasporto di merci. Il modello AC, economico, ha un nuovo motore monocilindrico di 4 CV e carrozzeria unificata. Il modello BD2  impiega invece un bicilindrico a V di 90°, raffreddato ad aria, che può essere equipaggiato con le pulegge a gola variabile, sulle quali le cinghie a sezione piana possono lavorare secondo due sedi di diametro diverso. Si tratta quindi di un vero e proprio cambio a due rapporti e non di una variazione graduale come quella che è consentita dalle più moderne cinghie trapezoidali.

 

Nel 1920 la produzione viene ripresa da una nuova società, la Mathieux et Cie, di Levallois-Perret (Parigi), ma l’adozione di sedili affiancati e cambio meccanico convenzionale privano le Bédélia della propria originale semplicità. Nel 1925, anche a causa dell’affermazione delle utilitarie moderne proposte da Citroen, la marca scompare dal mercato.

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