Storia della Chiribiri

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E’ un veneziano, Antonio Chiribiri, a fondare a Torino nel 1910 questa azienda, inizialmente per costruzioni aeronautiche. Comincia a costruire vetturette, agili e leggere, dal 1914, e ottiene lusinghieri risultati nelle corse, a fianco di vetture ben più blasonate. Sarà su una Chiribiri che inizia la sua carriera agonistica un giovane e promettente pilota mantovano: un certo Tazio Nuvolari. Nonostante però le vittorie sportive, i buoni risultati di vendita, i records e l’ingresso di nuovi capitali, la Casa non riesce a superare la crisi industriale del 1927 e nel 1928 lo stabilimento viene acquistato dalla Lancia.

 

Il veneziano Antonio Chiribiri, dopo alcuni anni di lavoro presso le fabbriche Florentia, Züst e Isotta Fraschini, si trasferisce a Torino dove apre nel 1910 un’officina in via Don Bosco per la costruzione di motori aeronautici. Suoi soci sono Maurizio Ramassotto e Gaudenzio Verga. Di quel periodo il suo primo motore, un 4 cilindri che applica su un aeroplano interamente progettato e costruito da lui.

 

Comincia ad interessarsi di auto solo quando, nel 1914, il Conte Gustavo Brunetta d’Usseux, pilota ed appassionato motorista, gli commissiona una vetturetta, battezzata Siva, che avrebbe dovuto essere realizzata in 100 esemplari. In seguito a traversie di carattere economico il Conte abbandona poi il progetto che viene portato a buon fine dal costruttore con qualche modifica, anche se di esemplari ne vengono costruiti non più di cinquanta. Contrariamente all’uso allora diffuso, è venduta dal costruttore non già come solo telaio ma come vettura già completa di carrozzeria.

 

Terminata la Prima Guerra Mondiale, durante la quale la Chiribiri è tornata alla sua originaria attività aeronautica, la Casa presenta al Salone di Parigi del 1919 un nuovo modello di 12HP. È piccolo, leggero (dispone di un motore di un litro e mezzo), può arrivare fino a 100 km/h, il che ne fa, dice la pubblicità, la torpedo di serie più veloce della sua categoria, e l’automobile più di moda del momento. Sull’onda del successo commerciale, il costruttore decide nel 1922 di mettere in produzione anche tre vetture da corsa che partecipano, con discreto successo, alla Susa-Moncenisio, all’Aosta-Gran S. Bernardo e al Gran Premio Vetturette di Monza. La squadra corse è costituita dai figli di Antonio, Amedeo detto “Deo” e Ada, e dal socio Ramassotto. Ma nel 1923 fa il suo esordio su una Chiribiri anche uno dei più famosi piloti della storia: Tazio Nuvolari.

 

In quello stesso anno, sul viale che da Sesto San Giovanni conduce a Monza, una Chiribiri Grand Prix attacca addirittura il record mondiale di velocità di classe, raggiungendo la strabiliante velocità di 162,965 km/h (il record verrà omologato in ritardo per un errore di cronometraggio, ma verrà comunque certificato). Per avere un riferimento circa l’eccezionalità del risultato, si pensi che negli stessi giorni anche vetture Alfa Romeo e Diatto, rispettivamente pilotate da Alberto Ascari e Alfieri Maserati, avevano tentato di battere il record sul chilometro lanciato, per la categoria fino a 3.000 cm³, entrambe ottenendo velocità inferiori ai 157 km/h.

 

Passano solo due anni e già si avvertono le avvisaglie della crisi, a causa di una crisi economica generale e di un conseguente calo delle esportazioni. Nonostante un cambio di ragione sociale, l’azienda entra in agonia. Riesce a superare la richiesta di fallimento, avanzata da alcuni creditori, mediante un concordato preventivo, ma è posta in liquidazione nel 1928. Il suo stabilimento verrà acquistato dalla Lancia.

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