Storia della Fod

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Fabbrica automobilistica torinese, che costruì nel 1924 una vetturetta utilitaria, dalle caratteristiche quanto mai originali e innovatrici. Ma il mercato non rispose come ci si attendeva e l’azienda fu costretta alla liquidazione già nel 1927, con una produzione di qualche centinaia di esemplari di cui quello esposto è l’unico arrivato fino a noi.

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FOD era la sigla delle Fonderie Officine De Benedetti, fondate nel 1915 dall’ingegner Francesco De Benedetti, industriale piemontese specializzatosi nel campo delle fusioni in lega leggera, titolare di oltre 300 brevetti. I contatti con l’industria automobilistica, di cui De Benedetti era fornitore, spinsero l’azienda a cimentarsi anche in questo nuovo settore.

 

Nell’ottobre 1924 vide la luce il primo autotelaio completo e per la sua commercializzazione si decise una ristrutturazione della società: il 1° agosto 1925 le Fonderie vennero poste in liquidazione e nacque la Società Anonima Fonderie Officine De Benedetti – Fabbrica Vetturette FOD. L’intento, già fin dal nome, la costruzione di automobili utilitarie. All’epoca erano già pronti i piani per la costruzione di 500 vetturette ad un ritmo di 4-6 al giorno.

 

La tecnica costruttiva della FOD aveva seguito una strada innovatrice ed originale. Era una specie di cycle-car, caratterizzato da un largo impiego di leghe leggere in ogni sua parte meccanica. Aveva sospensioni semplici e essenziali, ma motore raffinato: un minuscolo quattro cilindri di 565 cc, con albero a camme in testa, bielle alleggerite e, in alcuni casi, cuscinetti a rulli. I bilancieri delle valvole erano fusi in lega leggera, e così pure il gruppo frizione, i catenacci del cambio con le loro forcelle e i mozzi delle ruote. Il telaio stesso, del tipo a piattaforma (baty), era in lega di alluminio, fuso in getto unico con il basamento del motore. Il peso totale della vettura non raggiungeva i 450 kg. Particolare curioso, il volante, scorrevole su un asse telescopico, oltre a consentire la scelta di varie posizioni di guida, era asportabile e fungeva anche da antifurto.

 

L’intento di De Benedetti era realizzare una produzione di massa e a questo intento si uniformava la comunicazione pubblicitaria, per cui la FOD “rappresenta per il pubblico italiano il tipo ideale di automobile, pratico, solido, elegante e soprattutto economico”. Era infatti denunciato un consumo di un litro di benzina ogni 20 km. La gamma di carrozzerie offerte prevedeva versioni a due e a tre posti, oltre a una versione furgoncino, con portata utile fino a 150 kg, per piccole consegne urbane. Diversi esemplari, grazie al favorevole rapporto peso/potenza, si comportarono egregiamente in alcune gare locali, guidati sia dallo stesso De Benedetti, sia da altri sostenitori della marca. Era anche prevista, ma rimase sulla carta, una versione Gran Sport con motore a 8 cilindri a V, che avrebbe dovuto gareggiare nella categoria fino a 1100 cc.

 

Nel 1926, in vista dell’entrata in regolare produzione delle vetturette, l’azienda stipulò un accordo con la S.A.M. di Legnano, che avrebbe dovuto montare i telai e allestire le carrozzerie. A questo scopo fu infatti trasferita la sede legale da Torino a Milano. Ma cominciava a non essere più il tempo delle vetture leggere, la clientela si stava orientando verso modelli più solidi e ciò bastò a determinare il crollo improvviso dei programmi di De Benedetti. La Fod venne posta in liquidazione del marzo 1927, dopo una produzione di circa un centinaio di vetture.

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