Storia della Mercedes Benz

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Nasce dal nome di una giovane donna i marchio più prestigioso dell’automobilismo tedesco. E’ con il nome infatti della figlia di Emil Jellinek, Mercedes, che all’inizio del Novecento vengono battezzate le vetture prima da corsa e poi dell’intera produzione della Daimler Motoren di Cannstatt. Nel 1926 la Daimler si fonda con la Benz, fino a quel momento sua rivale sul mercato e in corsa, e nasce la Mercedes-Benz.  Ne scaturiscono vetture eccezionali, come la “Grosse Mercedes”, le “Silberpfeile” o Frecce d’argento, la 300 SL ali di gabbiano, la 180 e tante altre, che coniugano fascino e velocità, solidità ed eleganza. La stella a tre punte, più di ogni altro marchio, resta il simbolo per eccellenza del made in Germany di qualità e dell’auto di lusso.

 

La stella a tre punte, più di ogni altro marchio, resta il simbolo per eccellenza del made in Germany  di qualità, dell’auto di lusso, e dell’automobile per antonomasia: perché é proprio grazie a Gottlieb Daimler e a Karl Benz, assistiti dal genio creativo di Wilhelm Maybach e dal talento ingegneristico di Nikolaus August Otto, inventore del motore a scoppio, che è nata l’automobile e, con lei, la mobilità privata come la conosciamo oggi.

 

Quando Gottlieb Daimler tenta la strada degli alti studi tecnici (Politecnico di Stoccarda, prime esperienze a Parigi, Manchester e Coventry), la Germania è il paese europeo o mondiale che sforna più brevetti e invenzioni.  Anche Benz, fabbricante di motori a gas, si lancia negli stessi anni, tra il 1885 e il 1890,  nell’avventura dell’automobile. Il primo veicolo a motore di Daimler è del 1886: é una carrozza di lusso (“Motorkutsche”) cui è staccato l’aggancio ai cavalli e aggiunto un motore a 1 cilindro, che le permette di viaggiare a 18 km/h. Ma la prima automobile brevettata è quella di Karl Benz, un veicolo a tre ruote pensato ideato e costruito fin dall’inizio per funzionare con la propulsione a motore. Ecco la ragione del brevetto risalente al 29 gennaio 1886: una data considerata a tutti gli effetti la data di nascita dell’automobile. Ma a dare una vera e propria “patente” di affidabilità e autenticità a questo nuovo ritrovato sarà una donna, la moglie di Benz due anni dopo. E’ Bertha Benz infatti, in un’epoca in cui le donne non hanno diritto né di voto né di avere un conto in banca nè di accettare un’eredità senza il permesso del marito, che compie il primo lungo viaggio in auto della storia. Con a bordo i figli si mostra al pubblico, e dimostra che con un’auto ci si può spostare, fare commissioni, compere varie, e tornare a casa…

E se Gottlieb fonda nel 1890 la sua azienda a Cannstatt presso Stoccarda, battezzandola Daimler Motoren Gesellschaft, la Benz di Mannheim nel 1899 è così prospera (572 vetture prodotte nell’anno, un record) che si trasforma in società per azioni (Benz & Cie Rhenische Gasmotorenfabrik AG).

 

Gli anni passano, Daimler e Benz continuano ciascuno per la propria strada, acerrimi rivali e nello stesso tempo uniti da obiettivi comuni, per esempio quello di usare la propulsione a motore in ogni ambito, in terra, in cielo, in mare, e difatti il simbolo della Mercedes è ancora oggi una stella a tre punte. E’ di questo periodo anche la nascita del nome Mercedes. Nel 1899 l’imprenditore austriaco Emil Jellinek, uno dei migliori clienti della Daimler, comincia a partecipare a corse automobilistiche con auto comprate da Daimler, e ha l’idea di dare alle vetture il nome della sua giovane e avvenente figlia, Mercedes. Il nome viene usato per la prima volta alla fine del 1900 e inizia a contrassegnare le vetture da corsa della Daimler; quindi passerà a denominare tutte le auto Daimler. Nello stesso anno muore Gottlieb, ma la sua azienda continua a sfornare modelli, a conseguire successi, esattamente come la Benz, che nel 1909 propone la fantastica Blitzen, un mostro da 21 litri, che si rivela la prima auto del mondo a superare i 200 km all’ora. Con un notevole bagaglio di successi grazie proprio alla Blitzen la Benz inizia il secondo decennio del secolo fra le grandi dell’industria automobilistica. Anche dal punto di vista tecnico, accanto alla tradizionale qualità e accuratezza, compaiono soluzioni di grande pregio e elevata affidabilità che permettono alla Benz di superare in fama l’eterna rivale Daimler.

 

La guerra mondiale costringe la produzione delle due aziende a subordinarsi alle esigenze belliche. Quando si ritorna alla vita civile, la Germania è in fortissima difficoltà, atterrata dalle pesanti limitazioni alla produzione militare e industriale, e deflazione e crisi economiche fanno temere il peggio per entrambe le società. Mossa vincente, e quanto mai gravida di conseguenze per la storia dell’automobile, è la decisione della fusione tra le due, pronuba la Deutsche Bank che si fa carico di risolvere i conflitti di concezione tra i due gruppi: Daimler aveva sempre più puntato sulla diversificazione, sulla produzione di motori anche per aerei e navi, mentre Benz aveva dato maggiormente priorità allo sviluppo di automobili il più possibile avanzate e moderne. In tempi brevissimi, i due ex-concorrenti riescono ad armonizzare la gamma. Nascono le prime auto con motore potenziato da un compressore prodotte in massa, le prime dodici cilindri prodotte in serie al mondo, e comunque automobili di lusso senza uguali in Europa, tecnologicamente avanzate e di qualità eccelsa. Culmine del livello tecnologico è la “grosse Mercedes”, un mostro da 7,7 litri e 200 cavalli, costruita in appena 117 esemplari.

 

Naturalmente anche dal punto di vista sportivo le Mercedes costituiscono un’eccellenza. Le “Silberpfeile”, o frecce d’argento (così chiamate per la scelta di non verniciare il metallo per risparmiare peso) mietono vittorie e primati, e divengono protagoniste dei Grand Prix, soprattutto negli anni Trenta, grazie anche a personaggi come Alfred Neubauer (direttore sportivo), Rudolf Caracciola ed Hermann Lang (piloti), Rudolf Uhlenhaut (ingegnere progettista) e Ferdinand Porsche, che rimane in Daimler-Benz fino al 1929.

 

Il contesto politico sta però pesantemente cambiando, anche la Mercedes finisce “nazificata”, cioé entra sotto il controllo diretto del regime, in vista del prossimo conflitto mondiale. Il risultato è una serie di bombardamenti da parte alleata che culmina nel 1944 in una distruzione totale dello stabilimento principale, a Sindelfingen. Nel 1945 la produzione di auto da parte della Daimler-Benz è pari a zero.

 

Nel dopoguerra, fortuna vuole che la sede della Mercedes si trovi nella zona di occupazione americana. Grazie al piano di aiuti economici previsti dal Piano Mashall, dal nome dell’allora segretario di Stato USA, riparte la Germania stessa e con lei le sue aziende, di cui la Mercedes è traino. Nel 1949 la produzione mensile di vetture con la stella a tre punte raggiunge le mille unità, risultato di tutto rispetto considerato che si tratta di vetture di lusso. La vera svolta è la Mercedes 300, a sei cilindri, una lussuosa berlina di rappresentanza, prodotta tra il 1951 e il 1961 in 13.000 esemplari. Diviene il simbolo della nuova Germania, l’unica vettura su cui sale sia Konrad Adenauer, capo della CDU e poi primo cancelliere democratico, sia Kurt Schumacher, leader dell’opposizione di sinistra, sia Ludwig Erhard, il padre del miracolo economico tedesco. La versione limousine scoperta è quella su cui gira per Berlino Ovest J.F.Kennedy, quando condannando il muro pronuncia le famose parole “Ich bin ein Berliner”. Altro grande successo è la 180, ribattezzata Ponton (scocca portante) per la sua carrozzeria a struttura portante, costruita tra il 1954 e il 1962 in 270.000 esemplari. E’ una vettura dalle linee snelle e tondeggianti, dal comfort interno straordinario, silenziosa, potente, robusta. Potremmo continuare l’elenco dei successi citando la 300 SL ali di gabbiano, così chiamata per le porte incernierate sul tetto, la sportiva del secolo; o la 220, prima auto al mondo con l’abitacolo di sicurezza. E’ di questi anni anche il grande rientro in campo sportivo con risultati sensazionali, sia nelle competizioni sport (con la 300 SL e SLR) sia in F1, con la W 196.

 

Dal punto di vista societario, nel 1955 il 23% dell’azionariato viene acquisito dal Gruppo Flick, gigante della siderurgia e dell’industria pesante; nel 1959 Daimler (la cui produzione supera per la prima volta 100.000  unità annue) compra gli impianti di Auto Union e li rivende sei anni più tardi alla Volkswagen che poi li trasforma nel rinato marchio Audi. Negli anni Settanta la Deutsche Bank, rilevando le azioni di Flick, diventa il primo azionista con il 29%; secondo è il Kuwait, con il 14%.

 

Negli anni Ottanta la casa, guidata da Eduard Reuter, decide di acquisire l’azienda elettronica AEG, in fortissima difficoltà. La decisioni si rivelerà tutt’altro che azzeccata, e la Mercedes sarà costretta a smembrarla e venderla alla concorrenza. Ma nel 1998, un’altra decisione rischiosa, ai limiti del fatale. E’ il momento della fusione con la Chrysler: nasce la DaimlerChrysler. Il risanamento della Chrysler però non avviene, il marchio americano torna già nel 2002 a pesanti conti in rosso, e nel 2007 la Daimler si decide a cederlo: ma ormai i settori di ricerca e sviluppo sono in forte ritardo rispetto alla concorrenza, e la clientela non è stata ad aspettare. Per quanto i vertici vengano radicalmente rinnovati, e il fautore della fusione Jurgen Schrempp sostituito da Dieter Zetsche, i tempi sono difficilissimi. Liberatasi della Chrysler, e anche nel 2009 della McLaren, la holding della Daimler, che oggi comprende attualmente solo Maybach e Smart, si risana però rapidamente. Oggi la Germania è la prima tra le nazioni europee dal punto di vista industriale, finanziario ed economico; ha un mercato automobilistico di circa 3 mio di automobili nuove all’anno e produce 5, 4 milioni di automobili all’anno. E i tedeschi comprano per il 72% dei casi vetture di produzione nazionale. Un risultato a cui non è certo estranea la Mercedes-Benz, che nel 1913 ha inaugurato uno stabilimento di motori a Pechino, la fabbrica Beijing Benz Automotive Corporation BBAC,  primo stabilimento di motori per automobili nella storia aziendale ad essere costruito al di fuori dei confini della Germania. Realizzato in soli due anni (2011-1013), rappresenta una pietra miliare nella rete globale della marca tedesca.

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