Storia dei Nibbio di Giovannino Lurani

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Denominazione di due speciali vetture da record costruite dal giornalista e pilota Giovanni Lurani (Cernusco Lombardone 1905-1995), quella del 1935 in collaborazione con Ulisse Guzzi, figlio di uno dei fondatori della Casa motociclistica, quella del 1955 con Piero Campanella e Angelo Poggio. Lurani fu pilota automobilistico di notevole livello e corse con diverse case automobilistiche, come Salmson, Alfa Romeo, MG, Derby, Maserati, BMW. Ma forse più importante ancora fu la sua successiva attività di giornalista, scrittore ed editore (diresse Auto Italiana, tra i più importanti periodici italiani del settore), e politica, all’interno della Fia – Federation Internationale de l’Automobile, dell’Automobile Club di Milano, dell’Autodromo di Monza. Con le sue Nibbio conseguì innumerevoli records internazionali.

 

La costruzione del primo Nibbio fu impostata con mezzi modesti e concreti, com’era nella tradizione lombarda. Il motore era il Guzzi bicilindrico a V di 120°, l’assale anteriore era quello della Fiat 508 (Balilla), il ponte posteriore senza differenziale del motocarro Guzzi e il telaio, in tubi d’acciaio saldati elettricamente, della Quadrio di Milano.

 

Alle prime prove, la leggera carrozzeria metallica si mostrò aerodinamicamente imperfetta, per cui si imposero delle modifiche. Un altro rinvio fu dovuto ad un temporaneo divieto governativo, motivato dallo scoppio della guerra d’Etiopia.

 

Finalmente il 5 novembre 1935 sull’autostrada Firenze-Mare il Nibbio, guidato da Lurani, poté battere i primati sul chilometro e sul miglio lanciato e da fermo della classe internazionale fino a 500 cc. che appartenevano rispettivamente al francese Rovin su Rovin-Special e al tedesco Von Strasser-Sylton su DKW. Le velocità registrate da Lurani furono di gran lunga superiori a quelle dei primati precedenti; tuttavia non più di ventiquattr’ore dopo, i suoi risultati sul chilometro da fermo vennero superati per pochi centesimi di secondo da Möritz, con una vetturetta dotata di motore DKW. La macchina di Möritz aveva evidentemente caratteristiche aerodinamiche meno favorevoli, giacché non riuscì ad avvicinare i tempi di Lurani sul chilometro e sul miglio lanciato, il che dimostra che alle alte velocità assorbiva maggior potenza.

 

Alla fine del maggio 1939 il Nibbio, con un nuovo motore più potente, rapporti più lunghi, assale anteriore Tecnauto a ruote indipendenti e ritocchi alla carrozzeria, fu portato da Lurani a Dessau-Bitterfeld, su un tratto speciale dell’autostrada Berlino-Monaco, allestito appositamente per i tentativi di record. Qui fu possibile segnare una nuova serie di primati sulle medie distanze, e migliorare i record precedenti sul chilometro e sul miglio; Lurani batté oltre a quello di Möritz sul chilometro da fermo, anche i primati che Cecchini su Fiat-Special (una Topolino con testa Siata) aveva stabilito nell’ottobre precedente all’autodromo di Monza (cinque e dieci chilometri e cinque e dieci miglia).

 

Nel maggio del 1955, a oltre vent’anni dalla nascita del Nibbio I, Giovanni Lurani, insieme con gli amici Pietro Campanella e Angelo Poggio, elaborò il progetto di una nuova vettura da record. Nacque così il Nibbio II, dotato di telaio Volpini Formula 3 (a quattro ruote indipendenti), motore Guzzi monocilindrico bialbero di 350 cc. e carrozzeria realizzata dalla Ghia su disegno dell’Ing. Savonuzzi. Dopo essere stato esposto nello stand Ghia al Salone di Torino di quell’anno, il nuovo Nibbio fece i primi collaudi il 28 marzo del 1956 sulla pista d’alta velocità di Monza. Il successivo 6 giugno, sempre sull’autodromo monzese, il veicolo condotto da Lurani e Campanella stabilì il suo primo record internazionale, quello della classe D (fino a 350 cc) sulla distanza delle 3 ore: i chilometri percorsi furono 394,037, alla media di 131,345 km/h.

 

Questo stesso primato venne migliorato dal Nibbio il 26 aprile dell’anno successivo quando Campanella, Poggio e Volpini girarono a Monza per tre ore alla media di 141.643 km/h. Nella stessa occasione il filante veicolo battè altri 5 record internazionali: 50 km, 50 Miglia, 100 km, 100 Miglia e quello dell’Ora. Il motore era sempre il monocilindrico Guzzi di 350 cc, la cui potenza sfiorava i 40 CV a 7500 giri/min. Il peso del Nibbio era di soli 350 kg.

 

Altri record venero conquistati dalla vettura nel 1958 (200 Miglia, 500 km, 500 miglia, 3 Ore, 6 Ore e 1000 km) e nel 1959 (500 km, 3 Ore, 1000 Miglia, 12 Ore e 2000 km). La parte meccanica era stata frattanto messa a punto da Stanguellini, il quale aveva anche provveduto a migliorare il rendimento aerodinamico della carrozzeria.

 

Nel 1960, infine, al posto del monocilindrico di 350 cc, il Nibbio ebbe un nuovo motore di 250 cc, sempre Guzzi e sempre monocilindrico bialbero, col quale Campanella e Poggio stabilirono altri quattro record internazionali della classe K (250 cc.): 200 km, 200 Miglia, 3 Ore e 500 km.

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