Storia della BMW

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La BMW – Bayerische Motoren Werke, ossia Fabbrica Bavarese di Motori – nasce come costruttore aeronautico nel 1913 e solo in un secondo tempo si converte alla produzione di automobili, iniziando con la produzione di piccole vetture su licenza britannica. A più di un secolo dalla sua fondazione, oggi la BMW è considerata il primo produttore mondiale nel segmento “premium”. E,  insieme alla Porsche, è l’unica grande azienda global player del mondo dell’auto il cui azionista di riferimento è una famiglia, appartenente alla grande aristocrazia industriale tedesca, i Quandt, che ancora oggi detengono il controllo azionario e conservano un ruolo attivissimo e decisivo nelle scelte strategiche della Casa.


Nel 1913 l’ingegner Karl Rapp e il commerciante Julius Auspitzer fondano a Monaco la Rapp Motoren Werke, che si propone di produrre e vendere motori d’ogni genere, specialmente per aeroplani. Il nome BMW – Bayerische Motoren Werke – compare per la prima volta nel 1917, dopo una cospicua commessa da parte dell’aviazione di marina dell’Austria-Ungheria. Nel dopoguerra le pesanti condizioni imposte dal Trattato di Pace di Versailles, che limitano drasticamente l’industria bellica tedesca, e la difficilissima situazione sia politica sia economica, portano la neonata BMW sull’orlo del fallimento in più occasioni. Riesce a salvarsi e a sopravvivere, agli inizi della Repubblica di Weimar, come produttrice di diverse componenti per auto, moto, autocarri e imbarcazioni. E nel 1923 compaiono le prime automobili con il marchio circolare bianco e blu, che simboleggia un’elica in movimento. Il primo modello prodotto è la Dixi 3/15, una versione prodotta su licenza della Austin Seven britannica. Ha grande successo, e viene venduta fino al 1932, in dodicimila esemplari, con diverse carrozzerie. L’enorme popolarità di questa utilitaria aiuta a superare il periodo critico della Grande Depressione. Il primo modello invece di concezione propria è invece la 3/20. Nel nome, il numero 3 indica la classe fiscale e il 20 la potenza massima del motore da 782 cc che si basa ancora sul quattro cilindri della Austin Seven. Tra il 1932 e il 1934 la 3/20 PS viene prodotta in 7.215 esemplari.

 

Nel frattempo non si ferma la produzione di motori d’aviazione. Nel 1935 Hermann Goering, uno dei massimi esponenti del regime nazista e ministro dell’Aria, colloca ai vertici della BMW un suo uomo, Fritz Hille, a testimonianza di un interesse crescente del regime per l’azienda bavarese, la cui competenza tecnologica è vista come uno dei punti di forza della politica di corsa sfrenata agli armamenti. Quattro anni dopo, la BMW acquista una posizione quasi di monopolio nella produzione di motori d’aviazione, con cilindri a stella e raffreddamento ad aria. Questo però la lega a doppio filo al regime nazista, di cui diventa parte integrante del complesso militare-industriale, a discapito della ricerca tecnologica in campo automobilistico e della produzione di auto. Il che significa che, nel secondo dopoguerra, la situazione è ancora più drammatica che trent’anni prima. La Germania è ridotta in macerie, il mercato è ridotto a zero, di motori d’aviazione, che sono diventati la parte più importante della produzione BMW, nessuno si fa più niente. E gli stabilimenti sono in gran parte finiti nella parte di Germania assegnata all’influenza sovietica.

 

La ripresa avviene grazie al Piano Marshall, l’immenso programma di aiuti economici e umanitari da parte degli Stati Uniti per salvare l’Europa occidentale dalle conseguenze, politiche e sociali, della miseria e della distruzione bellica. Con la nascita della Repubblica Federale Tedesca (1949), si riprendono lentamente i consumi, rinasce il desiderio di mobilità, il governa vara una politica di risanamento dei trasporti e delle strade. La BMW ottiene l’autorizzazione, dagli occupanti americani, di produrre prima pentole, poi biciclette e motociclette, campo in cui conquista il 90% del mercato. Nel 1956, esce la 507 elegante spider a due posti presentata al Salone dell’Auto di New York del 1955. Di questa auto sportiva, progettata in meno di un anno dal designer Albrecht Graf Goertz, escono soltanto 252 esemplari. La roadster BMW 507, frutto di perizia artigianale, viene personalizzata in base alle esigenze dei singoli clienti. Profilo allungato, struttura arrotondata e cofano che si protende all’infinito: sono linee che segnano una rivoluzione nella storia del design BMW.

Due anni dopo (1957), la BMW presenta la Isetta, una motocoupé di soli 2,29 m, realizzata su licenza dell’italiana ISO. Siamo sul fronte opposto rispetto alla 507, ma il successo sarà enorme. La BMW Isetta, con un motore per motocicletta da 13 CV e 300 cc, viene venduta in oltre 160.000 esemplari e conquista il primo posto tra i modelli BMW degli anni Cinquanta, diventando un simbolo della ricostruzione post-bellica.

 

Alla fine degli anni Cinquanta, dal punto di vista societario, entra in gioco una forza nuova: Herbert Quandt, discendente di una dinastia appartenente all’élite imprenditoriale tedesca. Sono i Quandt a salvare e rilanciare la BMW. Sul mercato esce un’auto compatta e dinamica, che segna l’affermazione definitiva: è la BMW 1500, il primo esemplare di un nuovo segmento medio per la casa tedesca. Dal 1963 viene sostituita dalla BMW 1800 con 10 CV in più e 156.000 esemplari venduti. Dal 1966 da Monaco escono quasi 140.000 BMW 2000. E dal 1964 inizia la produzione della 1800 TI, che si guadagna l’attenzione dei media anche nelle competizioni sportive.

 

Negli anni Settanta, il vero decollo. Con le serie 3, 5 e 7, le grandi berline di lusso, BMW esce dalla nicchia delle auto sportive e entra direttamente in concorrenza, per la prima volta, con la Mercedes. La berlina della serie 5, proposta in diverse varianti dalla parsimoniosa 518i alla robusta M5, si presenta come modello universale e vive un grande successo di vendita.

 

Subisce invece una drammatica battuta d’arresto la politica di acquisizioni societarie seguita negli anni Novanta. L’acquisto della Rover si rivela un fallimento e la BMW se ne libera quattro anni dopo con gravi perdite. Conserva però il marchio Mini, ed acquisisce il controllo di Rolls-Royce, dotandosi così del marchio più prestigioso del mondo.

 

Gli ultimi anni sono di grande progressione, tanto da superare la Mercedes e diventare il numero uno del segmento premium. Il bilancio 2013, oltre ad assegnare agli azionisti il più alto dividendo della storia aziendale, vede già raggiunto il traguardo che la BMW si era proposta per il 2016: una produzione di quasi 2 milioni di autovetture (+ 6,4%).

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